Personaggi

Parla Emmanuele Emanuele

Il presidente della fondazione Roma, Emmanuele F.M Emanuele, esce allo scoperto e fa il punto sulla delicata situazione culturale italiana. Sono i giorni in cui Pompei studia il suo rilancio, in cui si attendono le nomine alle principali istituzioni culturali della città di Roma, in cui il dibattito sulla sinergia tra pubblico e privato per la gestione del patrimonio culturale si arricchisce di sempre maggiori contributi. Abbiamo sentito in proposito il professor Emanuele, dal momento che la sua fondazione è tra i principali motori culturali e artistici d’Italia e la sua conoscenza della materia lo colloca tra i maggiori esperti.

La fondazione Roma si conferma protagonista della scena culturale romana e nazionale. In questo momento sono visitabili la mostra Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter e Il tesoro di Napoli. Che riscontro state avendo dal pubblico?

«Entrambe le mostre hanno suscitato un grande interesse di critica e pubblico. La mostra dedicata al Tesoro di Napoli ha superato i 25mila visitatori mentre la mostra dedicata a Modigliani ne ha superati 23mila».

È un periodo di grande fermento a Roma, si attendono le nuove nomine per le principali istituzioni culturali della città. Molti incarichi sono in scadenza. C’è la possibilità di un nome della fondazione al vertice di qualcuna di queste?

«Assolutamente no. Dopo le ultime esperienze non siamo minimamente interessati».

Cosa pensa dell’attuale giunta capitolina con riferimento alla cultura?

«C’è una domanda di riserva?»

Lei era uno dei massimi fautori della sussidiarietà tra pubblico e privato per promuovere e sostenere la cultura. Quali sono le proposte per migliorare questa sinergia?

«La mia opinione a riguardo della sinergia tra pubblico e privato è tramontata da circa due anni. L’ipotesi che due mondi così lontani tra di loro possano trovare una concreta collaborazione, è, secondo la mia opinione e per l’esperienza che ho personalmente vissuto, oggi assolutamente impraticabile. Sono ormai convinto che l’unica formula applicabile, e per la quale mi sto dando carico, anche attraverso un impegno diretto nel promuovere associazioni di privati è quello, tra privato e privato. Questo mio convincimento si matura sempre più alla luce dei risultati. Basti pensare alla mostra dedicata al Tesoro di San Gennaro, nata dalla collaborazione tra privati: il museo del Tesoro di San Gennaro che difatti non appartiene né allo stato né alla chiesa, bensì al popolo di Napoli attraverso la deputazione e l’istituzione che mi onoro di presiedere, in tre ore sono riusciti organizzare questa mostra, rappresentando una concreta testimonianza del mio pensiero».

Lei si è espresso in modo critico ultimamente nei confronti del Mibac, soprattutto con riferimento al decreto cultura divenuto legge. Da quali considerazioni parte questa sua opinione? Qual è la sua proposta?

«La recente legge del ministro Bray annunciata con molto clamore come salvifica del sistema dei beni culturali ha dimostrato di essere non risolutiva e, a mio modo di vedere, per certi versi anche dannosa. Difatti, il criterio principale che la contraddistingue è stato quello di perequare l’intervento dello stato nei confronti delle realtà museali ed enti pubblici in maniera assolutamente uniforme, ovvero indipendentemente dai risultati di gestione conseguiti dalle stesse. La conseguenza di tale approccio è che realtà disastrate e inefficienti sono state rifinanziate, mentre enti virtuosi sono stati finanziati con la stessa entità di contributi dell’anno precedente. A mio modo di vedere questo criterio parametrico è assolutamente sbagliato e pertanto non condivisibile. Frutto di una visione della gestione, assolutamente priva di capacità di scelta. Permane inoltre, così mi è sembrato, l’antica diffidenza verso il ruolo dei privati».

Il caso di Pompei, del resto, sta mettendo in grave imbarazzo l’attuale ministro, a causa dei continui crolli avvenuti dopo le piogge. Ora è arrivato un nuovo direttore per gestire i fondi europei per la cittadina vesuviana. In che modo, ad esempio, il settore privato potrebbe sostenere o addirittura sostituire lo stato nella salvaguardia e promozione di questo sito archeologico straordinario che ci invidiano tutto il mondo?

«Parlo da tempo della opportunità di applicare in toto il dettato costituzionale disposto dall’art. 118 che definisce in maniera inequivoca il principio di sussidiarietà, che prevede, nell’impossibilità da parte dello Stato, della regione o delle provincie, di svolgere in campo culturale (e anche in altri) i propri compiti, la possibilità di un intervento sostitutivo dei privati e in particolare, direi io, dei no profit, che ritengo essere maggiormente idonei allo svolgimento di tali attività, nonostante l’apprezzamento che io manifesto nei confronti di quanto svolto dai privati profit. Pertanto ritengo che l’attività del privato non possa essere giudicata negativamente, soprattutto quando si propone di subentrare a uno stato inefficiente, che ha una visione, in campo culturale, non più attuale, che privilegia ancora la conservazione a danno della valorizzazione, che non ha i mezzi sufficienti e che quando li ha non li spende».

Quali sono i prossimi progetti della fondazione Roma? Quali altri grandi capolavori d’arte saranno visibili a palazzo Cipolla e palazzo Sciarra?

«Il 2014 vedrà protagonista palazzo Sciarra che inaugurerà nella prossima primavera una mostra dedicata al 700 inglese e dal titolo Hogarth, Reynolds, Turner, pittura inglese verso la modernità a cui seguirà in autunno la monografia dedicata al grande artista, icona americana, Norman Rockwell, progetto realizzato grazie a una importante collaborazione internazionale con il museo Rockwell. Anche palazzo Cipolla si rivolgerà all’arte americana con la mostra dedicata a Jackson Pollock e agli Irascibili o anche Andy Warhol».

Info: http://www.fondazioneroma.it

 

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