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È morto Nelson Mandela, padre della Nazione Arcobaleno

È morto ieri notte a Johannesburg Nelson Mandela. Aveva 95 anni. La notizia è stata data al mondo dal presidente sudafricano, Jacob Zuma. Primo presidente nero del Sudafrica e padre della Nazione arcobaleno, Nelson Mandela ha guidato la lotta contro il regime segregazionista dell’apartheid e ha gettato le fondamenta per un Sudafrica libero, democratico e multirazziale. Dopo 27 anni di carcere, Mandela riuscì a sconfiggere l’apartheid invocando verità e riconciliazione. «È stato in quei lunghi anni di solitudine che la sete di libertà per la mia gente è diventata sete di libertà per tutto il popolo, bianco o nero che sia – scrisse nella sua autobiografia Lungo cammino verso la libertà – sapevo che l’oppressore era schiavo quasi quanto l’oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell’odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L’oppressore e l’oppresso sono entrambi derubati della loro umanità». Mandela nasce il 18 luglio 1918 a Mvezo, un minuscolo villaggio nel Transkei, nella provincia del Capo, patria del popolo Thembu della nazione Xhosa. I genitori lo chiamano Rolihlahla (attaccabrighe, in lingua Xhosa) ed è l’insegnante ad attribuirgli il nome inglese Nelson. Ma in Sudafrica viene spesso chiamato con il nome del suo clan, Madiba, in segno di rispetto. Mandela perde il padre, consigliere della famiglia reale Thembu, a nove anni ed è il reggente Thembu a prendersi cura di lui, consentendogli di proseguire gli studi. Nella sua autobiografia, Mandela ricorda la forte influenza sulla sua leadership delle tradizioni tribali apprese quando era ancora un bambino: «Ricordo sempre un detto del reggente un capo è come un pastore: sta dietro al gregge e fa in modo che le pecore più sveglie vadano avanti, così che le altre siano stimolate a seguirle, senza rendersi conto che per tutto il tempo c’è alle spalle qualcuno che le guida».

Aderisce all’Africa national congress (Anc) nel 1943, sotto la guida di Walter Sisulu, che considerava l’Anc il mezzo per effettuare il cambiamento in Sudafrica. Ottenuta l’abilitazione per l’avvocatura, nel 1952 Mandela e il suo socio Oliver Tambo aprono a Johannesburg un ufficio legale, l’unico in tutto il paese di soli avvocati africani. Alla fine del 1956 viene arrestato e accusato di alto tradimento insieme ad altri 155 attivisti dell’Anc. Nel 1958 Mandela sposa Winnie Madikizela. Nel 1961 si conclude il processo per alto tradimento con una sentenza di assoluzione, ma solo un anno prima il governo ha messo al bando l’Anc. Così, il giorno stesso in cui viene letto il verdetto di assoluzione Mandela entra in clandestinità. Viene nuovamente arrestato e nel maggio del 1963 viene trasferito a Robben Island. Nel luglio dello stesso anno vengono arrestati i principali leader dell’Anc e, insieme a loro, Mandela viene accusato di sabotaggio. Inizia così il processo Rivonia, conclusosi nell’inverno del 1964 con la condanna al carcere a vita. Nel 1968 e 1969 muoiono la madre e il figlio maggiore di Mandela, ma le autorità non gli consentono di partecipare ai funerali. Rimane a Robben Island per 18 anni, prima di essere trasferito nella carcere di massima sicurezza di Pollsmoor, nei pressi di Città del Capo, nel 1982. All’inizio degli anni ’80, l’Anc in esilio lancia una campagna di sensibilizzazione internazionale. Il primo passo è un articolo pubblicato nel marzo del 1980 sul Johannesburg Sunday Post per Mandela libero, in cui si promuove una raccolta di firme per la sua scarcerazione che supera i confini nazionali. La comunità internazionale risponde inasprendo le sanzioni contro il Sudafrica razzista. Nel 1988, Mandela riceve il Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Nel 1990, il Presidente sudafricano FW de Klerk decide di revocare il bando emesso contro l’Anc e di rilasciare Madiba. È l’11 febbraio quando Mandela esce di prigione e alla folla che lo attende dice: «Amici, compagni, fratelli sudafricani, vi saluto in nome della pace, della democrazia e della libertà! Sono qui davanti a voi non come profeta, ma come vostro umile servitore».

Nelle settimane seguenti iniziano i colloqui per dare vita a una nuova democrazia multirazziale. Nel dicembre 1993, Mandela e de Klerk vengono insigniti del premio Nobel per la Pace. Cinque mesi dopo, il 27 aprile 1994, per la prima volta nella storia del Sudafrica, si tengono elezioni a suffragio universale. La maggioranza nera del Paese si reca ai seggi ed elegge Madiba Presidente. Il 10 maggio, giorno dell’insediamento, de Klerk e Thabo Mbeki giurano come vicepresidenti. Negli anni della presidenza, Mandela guida la transizione del paese dal vecchio regime dell’apartheid alla democrazia, conquistando il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale. Il suo governo cerca di affrontare la povertà diffusa e l’emergenza abitativa che alimenta gli slum alle periferie della città. Il nuovo Sudafrica di Mandela convince la grandi multinazionali a rimanere e a investire nel Paese. In occasione del suo 80esimo compleanno, sei anni dopo il divorzio dalla moglie Winnie, Mandela sposa Graca Machel, vedova dell’ex Presidente del Mozambico e nota attivista per i diritti umani. Nel 2004, a 85 anni, Madiba si ritira dalla vita pubblica per trascorrere più tempo con famiglia e amici. «Non chiamatemi – disse – vi chiamerò io». Da allora, le sue apparizioni pubbliche sono sempre state legate al lavoro della fondazione Mandela, nella sua nuova lotta contro i problemi più gravi del mondo, come povertà e malattie. Soprattutto l’Aids, un flagello per il continente africano, che nel 2005 uccide anche il figlio Makgatho. In un Sudafrica dove è ancora tabù parlare del virus, Mandela si presenta davanti alle telecamere per annunciare che il figlio è morto di Aids e per invitare tutti i suoi concittadini a parlare di Aids, così da farla apparire una malattia normale.

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