Intervista a Mauro Ottolini

Decretato miglior musicista dell’anno dallo storico concorso Top jazz indetto dalla rivista Musica jazz – che vede esprimere il suo voto a 80 giornalisti di settore – il polistrumesntista, arrangiatore e compositore Mauro Ottolini è tra i musicisti più eclettici e ricercati del panorama contemporaneo. Il suo nuovo progetto discografico Mauro Ottolini Sousaphonix bix factor, pubblicato dalla Parco della musica records, è presentato il 29 e il 30 dicembre durante Umbria jazz winter a Orvieto. Lo abbiamo incontrato per parlarne. Ci racconti il tuo nuovo progetto? «Sono arrivato a un punto in cui voglio mescolare tra loro le varie forme d’arte, in cui i progetti che porto avanti con i Sousaphonix siano basati sulla sperimentazione. Come l’album The sky above Braddock era stato stimolato dal libro La fortuna non esiste di Mario Calabresi, così Bix Factor è ispirato ai musicisti degli anni ’20 e ’30 che sono la mia fonte di ispirazione. Volevo prendere questi autori (Morton, Beiderbecke ad esempio), e riproporre la loro musica nel mio modo, perché secondo me è moderna ancora oggi.

Bix factor non è solo un album. No, è un concept album a cui si affianca una storia scritta, un cartone animato (che verrà presentato a breve) e un sito internet. La storia parte da un viaggio fatto indietro nel tempo attraverso la macchina del tempo di Stravinsky. È una macchina che funziona con la musica. I protagonisti viaggeranno negli anni per trovare una pozione contro un virus micidiale che provoca la morte celebrare. Volevo creare, attraverso Bix factor, un siero per far tornare la fantasia. Lo spettatore ha tutto: i riferimenti storici, un libro, la musica e con questi può creare il film, il film invisibile. Nel sito il viaggio immaginario è già presente, è un viaggio sul dorso dei cammelli nel deserto nato là dove oggi c’è il lago di Garda.

Bix factor è una critica sociale, una provocazione già nel titolo. Assolutamente sì. È la mia denuncia sociale a quello che sta accadendo oggi. Non c’è solo una crisi economica, ma anche culturale. Viviamo in un Truman show giornaliero, in cui la verità è finzione e la finzione verità. Io vivo di musica da oltre vent’anni e mai prima d’ora ho assistito a un momento storico in cui ci fosse un così totale disinteresse non solo per la musica, ma per la cultura in genere. I giovani passano il tempo a guardare Maria De Filippi, i critici musicali copiano le recesioni di anni prima e si sta arrivando a quello che loro vogliono: un mondo in cui nessuno più legge, nessuno ascolta musica e nessuno crea arte.

Bix factor è una scrittura a quattro mani. Con me ha lavorato Vanessa Tagliabue Yorke che ha curato la trascrizione e la traduzione delle canzoni. Mentre stavo lavorando al progetto è stata invitata al Bix beiderbecke memorial jazz festival di Davenport dove ha avuto la possibilità di visionare molti documenti storici.

Da sempre curi gli arrangiamenti di Capossela e quest’anno hai lavorato con Malika Ajane e Negramaro: stanco del jazz? Amo la musica, la musica bella. La stessa definizione di jazz è una limitazione. Da sempre io spazio tra i generi e tra le forme d’arte è il mio modo di vivere la musica.