Ha un nome ingombrante è vero, ma a dispetto dell’andamento tutto italiano, per cui i figli di sono sempre e solo dei grandi raccomandati, il suo è l’esempio tangibile di come – per fortuna – la bravura e il talento vengano prima della fama di chi quel nome l’ha ricevuto alla nascita. Francesca Leone, è figlia del grande Sergio Leone padre degli spaghetti western, ma la sua vita e il suo lavoro viaggiano da tempo su binari indipendenti, fortunati e senza dubbio talentuosi. Artista anche lei, non nascosta dietro una macchina da presa, ma nel suo studio del quartiere Eur di Roma dove, tra enormi tele e pavimenti marmorei, esprime a colpi di pennello la sua arte. Grandi volti d’individui sorpresi e bagnati da costanti cascate d’acqua.
La fluidità dell’una che si mescola con la concretezza dell’uomo, colpendo direttamente l’impulso di chi guarda, fino a travolgerlo in quello che è un ciclo perpetuo e irrefrenabile di sensazioni ed emozioni. Flussi immobili è uno dei nomi della sua grande e continua produzione, un chiasmo letterario che trova materialità in grandi primi piani, di uomini e donne – anche passati alla storia come Ghandi – apparentemente identici, eppure costantemente diversi. Una produzione consacrata dalle migliori gallerie d’arte italiane, come la Valentina Moncada di Roma, e dalla Biennale di Venezia del 2011, quando la Leone, ha portato le sue opere al tanto discusso padiglione Italia firmato Vittorio Sgarbi. Ha esposto in Russia e in giro per l’Europa, ma ora è la volta della Gran Bretagna che la consacra prima da Christie’s South Kensington dove lo scorso 12 settembre, una sua opera, appartenente al ciclo Flussi immobili, è stata battuta a 30mila sterline partendo da una base d’asta di 14mila, ed ora con una personale all’Opera gallery.
Dal 20 settembre al 10 ottobre, infatti, gli inglesi potranno ammirare Beyond the water. Tema portante, anche in questo caso, sono i volti umani banditi dall’acqua. «Io sono attratta dal volto dalla persona – dice Francesca Leone – e l’acqua è un motivo per spingere la persona che ritraggo a venire a nudo. L’espressione sotto l’acqua è vera, è primordiale». «Quando si è immersi nell’acqua si perde ogni controllo, ogni facciata – prosegue l’artista – l’acqua lava via ogni cosa e quel che resta è la vera natura umana». Ed è così che ogni opera può essere letta da chi la osserva in maniera diversa, perché «Una stessa immagine può evocare respiro o soffocamento, vita e morte, un atteggiamento meditativo o il volto di chi non c’è più. L’importante – conclude l’artista – è che l’emozione arrivi». E su questo, guardando al suo modo di dipingere, sappiamo di certo quanto sia difficile restare impassibili.
fino al 10 ottobre
Opera gallery,134 Bond street, Londra,
info: www.operagallery.com
Guarda l’intervista video realizzata da Inside http://www.youtube.com/watch?v=I5RBC9ewtYQ


