Personaggi

Aron Demetz professore

Pensando a un programma annuale che creasse una nuova piattaforma per il contemporaneo al museo del marmo di Carrara, ho capito che sarebbe stato indispensabile ripensare questo luogo come piattaforma per la rilettura del terrotorio. L’accademia di Belle arti di Carrara è stata subito entusiasta di aprire una partnership con Database (www.database-carrara.com), la nostra organizzazione, ed è così nato il progetto accademia al Museo che offre la possibilità agli studenti di esporre i loro progetti alla fine del semestre accademico. Aron Demetz, che a Carrara ha una cattedra di scultura, inaugura con la sua classe il terzo appuntamento con l’Accademia, dopo le mostre coordinate dai docenti Giacomo Verde e Massimo Cittadini del dipartimento di arti multimediali che si sono tenute ad aprile e a luglio. Siamo partiti dal video e dalla scultura, due linguaggi apparentemente antitetici – smaterializzato il primo e fortemente plastico il secondo – che danno la dimensione di come sia possibile ripensare il linguaggio del marmo.

Aron Demetz è chiaramente noto soprattutto come artista: l’alchimia del suo linguaggio eterno, le sue scelte figurative di stampo classico e che indagano, al tempo stesso, in modo estremamente innovativo, nuove possibilità per la scultura. Meno noto è il Demetz docente, ma la sua arte e l’insegnamento sono in realtà molto affini. Lo studio di Demetz parte dall’analisi del dato reale, imprescindibile anche per gli allievi che non prescindono mai da una conoscenza e da uno sforzo esecutivo di carattere mimetico. Così gli è stato insegnato. Trasgredire la natura significa conoscerla per eventualmente tradirla completamente. Tutti i lavori qua esposti sono certamente influenzati dall’opera di Demetz artista ma è il Demetz docente che ci sbalordisce. Gli studenti, che portano al museo del Marmo una selezione dei lavori eseguiti nel corso dell’anno accademico, sono estremamente consapevoli della responsabilità che uno scultore ha tra le mani. Scolpire e non si parla solo di marmo – molti usano anche il legno, la resina, il ferro, il cemento e altri materiali – significa occupare fisicamente uno spazio con una parte di sè che lascia traccia nell’opera. La figura umana, colta sia nel pieno della sua forma corporea, ora ritratta nella bellezza della carne, ora nella sua più bassa decadenza, fa da protagonista nella maggior parte dei casi. Qualcuno decide di sperimentare altre forme e altri temi e c’è anche chi si spinge su lidi decisamente concettuali, ma tutti sanno ciò che fanno. L’avevo intuito ma ne ho avuto la certezza quando ho chiesto loro di commentare il proprio lavoro per preparare le didascalie ragionate. Non ho potuto far altro che conservare intatte le loro parole e stamparle perché le mie erano sempre meno esatte, più lontane.

Il format di accademia al Museo prevede che il professore coinvolto nel programma assegni il primo premio al miglior lavoro e che il pubblico possa votare il secondo e il terzo premiato, a cui sono destinati in premio prodotti enogastronomici locali. Il primo premio fuori concorso è stato assegnato a Perchè marmo? da Aron Demetz: è un video nato dalla volontà degli studenti e realizzato in collaborazione con il film maker Julio Urrego per trasmettere un punto di vista caleidoscopico sulla città di Carrara, attraverso lo sguardo di chi vi studia. Ho particolarmente apprezzato la scelta di premiare la classe intera che ha accettato con un pò di stupore questa nostra scelta insolita di premiare con bottiglie di vino dei colli di luni e fette di lardo di Colonnata. Anche la grafica dedicata si ispira al linguaggio delle sagre enogastronomiche i cui manifesti invadono le strade di Carrara e di tutto il bacino lunigianese, dalla primavera all’autunno. Ci è piaciuta l’idea di portare la nobiltà dell’arte visiva alla trivialità della sagra di paese. Il territorio di Carrara è genuino, diretto, spesso ruvido e inospitale ma con pazienza si può permeare e se ne ricevono sorprendenti ricchezze in cambio. Allo stesso modo, da una locandina fluo, uguale a quella che invita alla mangiata di gruppo, anche nei font, si può essere trasportati alla scoperta di un museo, come quello del marmo di Carrara. Studenti di diverse nazionalità scelgono Carrara, sulle orme del marmo e della tradizione scultorea. Oggi la città li accoglie e li ringrazia dando loro la possibilità, non solo di misurarsi con la collezione di questo museo, in rapporto alla quale devono ripensare il loro lavoro – una nuova sfida – ma anche con una tradizione, come quella legata all’estrazione del marmo, che è ancora faticosa e rischiosa: un lavoro, quello del cavatore, abilmente raccontato nel video Il capo di Yuri Ancarani, che è esposto al museo del Marmo fino al 21 dicembre.

Critica e curatrice del museo del marmo di Carrara

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