Vent’anni fa Kabul custodiva un patrimonio inestimabile fatto di avori, monete, oggetti da toilette. Ma con la guerra civile tre quarti di questo patrimonio artistico fu perso. In realtà, ancor prima dell’arrivo dei Taliban, le opere furono nascoste nei caveau delle banche della città. Ma anche queste furono depredate. Ogni singolo oggetto prese una sua strada, finendo nel florido mercato antiquario inglese o nel traffico clandestino dell’arte. Per fortuna proprio in Gran Bretagna esiste un’ottima squadra della Metropolitan police che, dedita al recupero dell’antichità e delle opere d’arte, ha scovato il prezioso patrimonio afgano subito introdotto nella storica collezione del British museum. Oggi le opere vengono restituite di diritto alla nazione cui appartengono. Un Paese che ha sofferto anche per la distruzione della propria ricchezza culturale – difficile dimenticare lo sgomento, la rabbia e l’indignazione di fronte alla furia iconoclasta che portò, nel 2003, all’abbattimento dei Buddha scolpiti nelle rocce di Bamiyan – e che, finalmente, può incominciare a ricostruirla.


