L'arte non è cosa nostra fa tappa a Lissone

«L’arte è il cibo dell’anima, ma nessuno può dirci cosa dobbiamo magiare». Sono queste parole di Giorgio Grasso, coordinatore generale del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, a restituire il senso dell’esposizione dal titolo L’arte non è cosa nostra presentata a Lissone al Museo d’arte contemporanea, alla presenza del sindaco, Ambrogio Fossati e dell’assessore alla cultura Daniela Ronchi. L’iniziativa nasce da un’idea di Vittorio Sgarbi per portare alla Biennale un grande numero di artisti che rappresentano la realtà viva e poliedrica dell’espressione lombarda. Artisti di area prevalentemente brianzola, proposti dallo studio Horarte diretto da Max Marra e selezionati da Grasso. «La Biennale di Venezia è finanziata con soldi pubblici, eppure sono solo pochi, e sempre gli stessi, galleristi a decidere gli artisti (massimo una ventina) che possono esporre – tuona Grasso – Sono i potenti dell’arte, i mafiosi dell’arte. Sgarbi ha proposto qualcosa di diverso, permettendo ad artisti giovani ed estranei alle logiche del potere di avere la loro visibilità.