«Cosa si prova ad avere un suono in testa» arriva alla sua terza e ultima fase, con una collettiva dedicata al concetto di ripetizione con Ryoji Ikeda e Carsten Nicolai, Lamberto Teotino, Gregory Chatonsky, Daniela De Paulis, Alia Scalvini. Nella ripetizione di un gesto, di una parola, di un elemento visivo o sonoro è insita una silenziosa volontà di arrestare il tempo e inseguire il mito dell’eterno ritorno, che si manifesta attraverso il perpetrarsi del presente, all’infinito. La reiterazione in loop di un oggetto-evento produce un eco del reale, che sfida le leggi spazio-temporali, dando vita a una dimensione parallela che trova origine nell’istante presente e in esso si rigenera, ciclicamente, mentre la sua matrice originale si proietta nel futuro, votandosi al non ritorno e all’oblio. Secondo Deleuze, la teoria di Hume per cui la ripetizione non muta nulla nell’oggetto che si ripete, ma cambia qualcosa nello spirito di chi lo contempla, sarebbe alla base di quello che lui definisce il paradosso della ripetizione. La percezione della ripetizione sarebbe possibile, infatti in base alla presa di coscienza soggettiva di una differenza, d’un errore, equivalente allo scarto rispetto al reale. A cura di Elena Abbiatici e Valentina G. Levy, 11 novembre – 20 dicembre. Piazza de’ Ricci 127, Roma. Vernissage ore 19. Su appuntamento. Info: [email protected].


