La lettera sarebbe già nelle mani del sindaco di Roma Gianni Alemanno da una settimana: Luca Massimo Barbero, il raffinato critico d’arte piemontese alla guida del Macro da appena due anni, avrebbe lasciato il museo comunale d’arte contemporanea. Una lettera ufficiale di dimissioni spedita al primo cittadino, una riunione informale con i collaboratori più stretti martedì scorso, una mail per quelli meno intimi. Le voci, d’altronde, erano in circolazione già da qualche giorno. E lo stesso Barbero aveva risposto in maniera sibillina sul punto, interrogato da Inside Art nel corso della fiera capitolina "The road to contemporary art". Curriculum impeccabile e di prestigio, numerose esposizioni curate dalla fine degli anni Ottanta all’ultima, quella al museo fondazione Roma sugli irripetibili anni Sessanta. E ancora: un approccio internazionale e di largo respiro al "management culturale" che tanto aveva colpito le migliaia di visitatori del Macro, la cui nuova ala firmata da Odile Decq era stata aperta solo da dodici mesi (nella foto l’inaugurazione). Ma qualcosa, probabilmente, l’ha convinto a mollare. Magari l’impossibilità di mettere in piedi in tempi rapidi, come per il Maxxi, una fondazione che gestisca la struttura capitolina con risorse e strategie da grande museo internazionale. Al momento sembra che Alemanno, e il suo assessore alle Politice culturali Dino Gasperini – che in mattinata ha smentito di aver ricevuto alcuna comunicazione – abbiano congelato le dimissioni in attesa di capire come sbrogliare la matassa. Magari con un tandem formato da un artista e da un tecnico che tenga d’occhio i ristrettissimi conti della struttura. (Simone Cosimi)


