Umberto Croppi: «Vi dico la mia su Roma»

Roma non poteva vantare nella sua giunta l’uomo di destra più amato dalla sinistra. Così molti quotidiani hanno riassunto la rimozione di Umberto Croppi dall’assessorato alla Cultura. Quasi tre anni di lavoro e poi l’esclusione dall’incarico con una velocità disarmante e spiazzante. Croppi non andava più bene e quello che credono in molti è che non andava più bene solo in Campidoglio. Logiche al contrario e controproducenti. Si potrebbero etichettare così le azioni dell’amministrazione capitolina e le scelte del primo cittadino Gianni Alemanno. Ma lui, l’assessore venuto fuori dal Movimento sociale italiano non batte ciglio, prende atto della rimozione e se ne va, ma lascia qualcosa alla città e ai romani, un suo particolare punto di vista nella conferenza tenutasi ieri al teatro Quirino dove l’amante dei pellegrinaggi in Asia e studioso dell’Induismo e del Buddismo ha detto la sua senza rancore, ma riuscendo a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ripercorrendo con i presenti i traguardi raggiunti in questo mandato bloccato a metà. Le iniziative fatte per Roma, per la sua cultura, la stessa cultura che avrebbe bisogno di riscoprire un senso giuridico e civile nel rispetto delle regole di base.

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Al suo fianco Massimilano Tonelli, direttore di Exibart nonché promotore della petizione contro la rimozione dell’assessore che conta oggi più di mille e duecento firme. E poi l’imprenditore Andrea Mondello. Sono loro ad aprire la conferenza, che Croppi avrebbe comunque fatto, a prescindere dalla sua esclusione dalla giunta per riunire le fila del suo lavoro. Il direttore di Exibart non è andato per il sottile per lui Croppi è stato «un assessore d’eccellenza in una giunta capitolina mediocre» a lui vanno due meriti «quello di aver capito cosa significa lavorare per il bene comune e la capacità di distinguere ciò che è all’altezza da ciò che invece non merita neanche attenzione come l’idea super cafona di realizzare il parco a tema sulla Roma imperiale promosso dal Campidoglio». «I suoi meriti – ha proseguito Tonelli – sono molti sia per le cose fatte ma soprattutto per quelle non fatte, come le corse delle bighe al circo massimo».

Più cauto invece Andrea Mondello che si limita affettuosamente a sottolineare tutto l’appoggio, non solo personale, al modus operandi dell’ormai ex assessore, confidando nella possibilità che questa rimozione non ledi gli interessi e i programmi di Croppi per il bene della città. E poi lui, l’escluso, il liquidato senza liquidazione, che non si cimenta in un discorso distruttivo del primo cittadino e delle sue scelte, ma che si concentra, invece, sul bisogno di dare ai presenti e ai romani la sua versione dei fatti, focalizzando l’attenzione soprattutto sulle attività culturali promosse dal suo assessorato. «Da questa sera non sarò più assessore» ha detto Croppi in completo di velluto marrone, senza cravatta, dall’espressione emozionata ma serena. Parla di conti, quelli del bilancio capitolino tirati fino all’ultimo per cercare di mantenere fede agli impegni presi, parla dei fondi che oggi traballano e che rischiano di esser dimezzati per molti enti. Come quelli per l’Auditorium che da 3,7 milioni di euro potrebbero scendere a due o a quelli destinati al festival del Cinema di Roma, la cui riunione per stabilire modalità, dinamiche e necessità è al momento in stand-by.

E continua sciolinando numeri sul portafogli assegnato alla cultura, che vanta un aumento di mezzo punto percentuale rispetto all’anno passato. Parla di soldi spesi male, come il milione di euro per il concerto di Capodanno. Parla di spazi inaugurati come la Pelanda a Testaccio e affidata al direttore del Macro, Luca Massimo Barbero, seduto in prima fila accanto a Ludovico Pratesi e al presidente del Palaexpo Emmanuele Emanuele. Critica anche lui le scelte di Alemanno ma mette in guardia i cronisti e li prega di non utilizzare il verbo “attaccare”, perché lui non vuole attaccare nessuno semplicemente parlare con Roma. «In questi anni – ha detto Croppi – mi hanno lasciato fare e questo forse perché non sapevano neanche quello che facevo. Non ricordo di aver mai visto colleghi di giunta o consiglieri comunali ad una prima o all’inaugurazione di un nuovo museo, di una nuova libreria, di un qualsiasi premio concernente la cultura, la letteratura, il cinema».

E poi le diapositive su tutto quello che nella capitale porta anche la sua firma. Dalla notte futurista del 2009, a quella della luna, e poi la notte dei musei o l’anniversario del muro di Berlino. Il natale di Roma, il nuovo archivio capitolino, il restauro del teatro di villa Torlonia, il piccolo museo della repubblica romana, progetti questi in corso che dovrebbero terminare a breve. E ancora il festival dell’Architettura e la difesa di quello del Cinema nonostante sia figlio di Walter Veltroni. «Parlare di cultura e parlare di amministrazione è la forma più alta di politica – ha continuato l’ex assessore – non importa che a discuterne siano soggetti di destra o di sinistra, importa che si riesca a raggiungere un fine comune, apportare un miglioramento alla cultura della città».

Croppi se ne va. «Mia figlia ora sarà contenta perché avrò modo di stare un po’ più di tempo con lei», dice l’ex assessore. Se ne va ma promette una cosa: non abbandonare Roma e i suoi bisogni. Sarebbe potuto suonare retorico e forse anche nostalgico questo incontro che non è andato giù a molti, eppure non c’è stata nessuna colonna sonora ad accompagnare questo saluto se non l’applauso dei presenti che oggi si trovano davanti un nuovo assessore e nuove possibilità per la città di Roma, come i bagni vespasiani con tanto di impianto elettronico e personale addetto che darà informazioni ai turisti o la città in miniatura con strutture di polistirolo.