Due punti e a capo

Emanuele, mecenate anticonformista

Ennio Calabria. Verso il tempo dell’essere. Opere 1958-2018 è una mostra antologica stupenda, ma soprattutto è l’ennesima conferma dell’intuito, della competenza e dell’indipendenza di giudizio di Emmanuele Emanuele e della sua Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Un artista con una produzione così intensa, così forte, così politica è rimasto per tanti anni nel dimenticatoio soltanto perché fuori dai circuiti snob dell’arte nazionale. Forse anche perché pittore, un genere che in anni di ricerca esasperata di mezzi espressivi viene giudicato di minore appeal. I suoi lavori sono magnifici, la sua analisi introspettiva della società è superba, coraggiosa, irriverente talvolta sprezzante. Un pittore d’altri tempi forse proprio per la sua incisività, per la sua ricchezza suggestiva. Eppure, come dicevamo, lasciato inghiottire dal silenzio, trascurato al punto che la sua ultima mostra a Roma risale a decenni fa.

L’antologica allestita a Palazzo Cipolla dà invece conto dell’intero percorso artistico di Calabria esponendo i più noti capolavori dell’artista tra cui La città che scende del 1963, Pantheon del 1978-79, Funerali di Togliatti del 1965, Il Traghetto per Palermo dal 1984 e La città dentro del 1987. Ma anche ritratti folgoranti che anticipavano Andy Warhol e la sua pop art come quello dedicato a Italo Calvino, oppure Stalin del 1964, Mao Pianeta del 1968, senza dimenticare Voglia di eterno del 2013 e il ritratto dedicato a Papa Giovanni Paolo II. «Ennio Calabria – ha detto Emmanuele Emanuele – è uno dei protagonisti della stagione irripetibile del Novecento italiano. Ha traghettato il figurativismo italiano ed europeo nel corso degli anni con una capacità creativa e una profonda sensibilità umana e sociale che altri non hanno avuto. E’ uno dei protagonisti della storia culturale del nostro Paese». Già, è uno dei protagonisti assoluti del nostro ‘900. Ma ci voleva un anticonformista come Emanuele per riportarlo alla luce. Ci voleva un barone siciliano, banchiere e mecenate, poeta ed imprenditorie, a fare cose che intere genie di politici passati per queste lande non sono state in grado di fare, come riempire le periferie romane con opere mozzafiato dei migliori street artist oppure per portare per primo a Roma il genio dissacratore di Banksy. «Seguite i pochi e non la volgare gente», scriveva Francesco Petrarca. Emmanuele Emanuele non segue né i pochi né i volgari lui è più ciceroniano: ”val più la propria coscienza che l’opinione degli altri”.

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