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Postmasters sbarca a Roma

In un periodo storico in cui la tendenza per le gallerie sembra essere quella di testare altri luoghi al di fuori del proprio – basti pensare al caso Gavin Brown o Emanuel Layr a Roma o l’italiana Pinksummer con i suoi temporary space prima a Roma, poi a Torino – la galleria newyorkese Postmasters arriva nella Capitale con l’idea di una location versatile, mutevole, in continua sperimentazione: uno spazio pop-up, per la precisione, ‘senza fissa dimora’, che farà proprie diverse residenze ‘altrui’. Una vetrina che non risulti fissa, ma che permetta di saggiare la città nelle sue diversità. «PostmastersROMA – racconta Paulina Bebenka, precedentemente direttrice della galleria in terra americana e oggi a capo di questo nuovo progetto – è stata pensata come braccio nomade della Postmasters Gallery, senza una location stabile». «Negli ultimi 34 anni Postmasters è sempre stata lungimirante, audace e sperimentale, per certi versi imprevedibile, mettendo in discussione i limiti dell’arte e della presentazione artistica. PostmastersROMA segue questo stesso principio». Viene da pensare perché Roma e non città come Milano o Torino? «Non tutti devono andare per forza a Londra o Hong Kong. Non seguiamo delle mode, non l’abbiamo mai fatto, ci interessa diversificare l’esperienza artistica. E in fondo Roma è nel mezzo del nulla, un posto incredibile, denso di storia, arte e possibilità. Ci sono altre gallerie straniere qui e altre stanno per approdare. In questo nostro mondo connesso a livello globale, la domanda dovrebbe essere piuttosto: perché non Roma?».

Per il suo primo appuntamento di presentazione alla città, Paulina Bebenka sceglie Sally Smart, artista australiana ormai legata da oltre un decennio alla galleria. La Smart, la cui ricerca è da anni legata all’idea di identità e allo studio della figura femminile in particolar modo in relazione al corpo, mette in scena un nuovo capitolo del progetto The Choreograhy of Cutting – cominciato nel 2015 – che proprio alla dimensione scenica vera e propria fa riferimento. Ispirandosi alla storica compagnia di ballo Ballets Russes, le opere della Smart sono una restituzione di quella visione d’avanguardia, che rivive nel suo disegno creato digitalmente a partire dai costumi di scena ideati da grandi artisti. Coreografia dunque di un virtuosismo teatrale e, allo stesso tempo, di quell’atto metodico del tagliare, ripetitivo, attento e definitivo, e del costruire assemblando parti scartate da quel tutto, nella fluida danza di un corpo che divide e ricostruisce cucendo, muovendosi nello spazio. «Sono sempre stata colpita dalla storia e dall’idea di stratificazione – racconta l’artista – e anche mentre disegnavo queste opere pensavo a come poter mettere dentro un po’ di ciò che rappresentava Pablo Picasso insieme a quel che rappresentava Sonia Delaunay. Da questo punto di vista Roma è una città incredibilmente affascinante, la storia ti parla ovunque tu sia».

La prima cornice scelta è quella della galleria 1/9unosunove, in pieno centro storico. «Lavorare con 1/9unosunove è fantastico. Tutti in galleria sono stati estremamente disponibili e lo spazio è bellissimo. Un’esperienza positiva da tutti i punti di vista. E’ incredibile come Fabio Ianniello (direttore di 1/9unosunove, ndr) abbia accolto la sfida di ripensare il classico modello di galleria: i modelli classici sono mutevoli e pensare ad uno spazio pop-up o all’idea di ospitare un’altra galleria è un primo segno di cambiamento. Nonostante questo la galleria madre di New York rimane per noi uno spazio molto importante, un’identità fisicamente importante rispetto allo spazio fluttuante di PostmastersROMA che ci permetterà di provare cose differenti».

Certamente rispetto al classico modello di white cube, gli spazi romani in tutte le loro declinazioni sono, in una parola, anticonvenzionali. «E’ questo l’aspetto che amo di più – spiega la direttrice – amo questa città, può offrire una straordinaria gamma di location differenti. Anche Postmasters in passato ha avuto a suo modo degli spazi non convenzionali – basti pensare alle classiche colonne in acciaio che avevamo nel nostro spazio a Soho negli Anni Novanta e che abbiamo nello spazio a Tribeca. Lavorare in uno spazio che non è esattamente corrispondente all’idea di white cube è un invito, una sfida, perché c’è del carattere. Sarebbe così noioso altrimenti! Credo che per una galleria il fatto di muoversi o aprire nuove sedi sia salutare per gli artisti, perché li spinge a ripensare in nuovi spazi la propria arte. L’idea di fare arte contemporanea all’interno di spazi storici non è certo una novità, ma rimane molto forte e d’impatto per chi la guarda. Potremmo pensare di espanderci anche al di fuori di Roma, alla periferia della città o addirittura in Europa. Staremo a vedere».

Quali saranno i prossimi progetti? «In termini futuri posso dire che saremo ad Untitled Miami e subito dopo mi metterò al lavoro per la prossima mostra di PostmastersROMA, un solo show di Monica Cook, un’artista americana formatasi come pittrice e diventata poi disegnatrice e scultrice. Riesce a portare in vita le sue sculture, delle creature fantastiche insieme animali ed umanoidi si muovono nelle sue animazioni vulnerabili e affascinanti. Per adesso posso raccontare solo questo, sto cercando di bloccare un nuovo spazio in questo momento». Per i dettagli bisogna ancora aspettare, we shall see. 

Fino al 2 dicembre 2017, Info: www.postmastersart.com

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