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Hybrid Theory, la prima personale di Marco Gallotta nella sua città natale

Classe ‘73 di origini salernitane, Marco Gallotta vive a New York dal 1990 e dopo aver messo la sua arte al servizio d’importanti brand come Vogue, Apple, Chanel e Nike torna nella sua città natale con la sua prima personale dal titolo Hybrid Theory. Organizzata da Tempi Moderni  e curata da Gianpaolo Cacciattolo, la mostra apre il 6 ottobre nel normanno Palazzo Fruscione, vicino all’antica via dei Canali della Salerno romana. Una mostra antologica che riunisce con più di 50 opere, le esperienze più significative del percorso artistico di Marco Gallotta, dai primi esperimenti con linoleum ai paper cuts on photograph, passando per la serie dei ritratti di personaggi famosi (David Bowie, Lady Gaga, Leo, Mercury; Obama, Spike Lee, Frida), i Fashion Ink usati da Vogue come arredo di un importante photoshoot del 2016 e la ormai celebre serie di bottiglie realizzata per Chanel.

Le caratteristiche formali del lavoro di Gallotta, coniugate sempre con una volontà di approfondimento tecnico e verifica del campo visivo, appaiono predominanti, ma alcune delle opere esposte mostrano anche dei legami forti con temi ed esperienze sociali di forte impatto: ad esempio il dittico sciolto dedicato alla coppia gay Craig e David, i colori, le parole e le forme ibride di So hard to say I love you del 2013 e la serie Balance del 2014 si rivolgono con delicatezza al tema della genders equality, mentre Voices in the silence è un paper-cut con inchiostri e cera che affronta la triste vicenda del mercato della prostituzione delle bambine asiatiche, avendo come riferimento reale l’attività di Somaly Mam e della sua fondazione statunitense. L’esposizione si dispiega su due piani e propone una teoria per immagini sull’ibridazione di linguaggi (intaglio, disegno, pittura, fotografia, collage) provando a collegarsi al discorso contemporaneo sulle contaminazioni culturali. Hybrid Theory si inserisce come tassello ultimo in un mosaico internazionalmente riconosciuto, composto da un artista che, di ritorno da importanti esperienze lavorative sceglie la sua città per esporre i risultati del suo lavoro nel momento centrale della sua carriera.

La mostra si chiude il 28 ottobre e in gran parte dei giorni, diventerà l’ideale contenitore artistico per la presentazione di libri, talk sul rapporto tra economia ed arte, lezioni universitarie a porte aperte, cinema d’essai e concerti. Il filo rosso tematico, scelto dal direttore scientifico di Tempi Moderni Alfonso Amendola, sarà sempre quello dell’ibridazione.

 

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