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I primi emoji della storia entrano a far parte della collezione del MoMA

Da quando siamo entrati nella cosiddetta era digitale anche i musei si sono dovuti mettere al passo coi tempi e l’arte è stata costretta a fare spazio a nuove forme che prima non si sarebbe sognata minimamente di considerare come opere. Dopo l’ingresso dei videogiochi nella collezione museale del MoMA, ora il museo newyorkese ha deciso di aprire le porte agli emoji. Simboli pittografici, simili ad emoticon, gli divenuti popolari in Giappone a fine degli anni 1990, disegnati per la prima volta dalla compagnia telefonica NTT DoCoMo. Inizialmente erano composti da linee rudimentali, 12 pixel per 12 pixel, disponibili in sei colori, mentre col tempo le linee rudimentali si sono evolute fino a far intravedere una sorta di mimica emotiva. Da allora nell’arco di dieci anni gli emoji sono diventati un vero e proprio fenomeno sociale, imponendosi nel mondo informatico soprattutto grazie ad Apple che li ha integrati nell’iPhone nel 2011. In particolare, il MoMA ha acquistato i diritti di una serie di disegni originali realizzati da Shigetaka Kurita. Si tratta di un gruppo di emoji mai realizzati, della compagnia NTT: 176 disegni risalenti al 1999. 

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