Interventi - L'esiziale & l'essenziale

Emilio Greco, cent’anni fa. Forse più

«Greco è il più grande disegnatore che abbiamo in Europa». Con queste parole Pablo Picasso, in visita al Museo Rodin di Parigi, consacrava l’arte di Emilio Greco. Un bel viatico per l’artista di cui ricorre il centenario della nascita, considerato oggi, più che un gran disegnatore, tra i maggiori scultori del Novecento. Nato l’11 ottobre 1913 in un quartiere popolare di Catania, dalle grate dell’ex convento di palazzo Biscari, dove s’affaccia con la sua cartelletta da scolaro, vede il mondo e s’innamora delle linee classiche e, soprattutto, delle movenze femminili che costituiscono una costante dei suoi lavori. Classicità di linee e ritratti di femminile etericità: ecco la cifra di Greco che, però, viene alla fama solo con un’opera tutt’altro che classica, tutt’altro che bella, secondo i canoni estetici del tempo. Quel monumento a Pinocchio e la fata (nella foto) per il paese di Collodi che scatena un moto di popolo, col j’accuse che vuole l’opera del nostro paragonata a quella «del quasi fabbro ferraio americano Calder».

Gustosissima, a oltre mezzo secolo di distanza, la brillante difesa che Michele Biancale, critico d’arte del Momento Sera, ne fa a paragone di quella del «facitore di mezzine di latta americano». E se sullo scultore, presenza acclarata dall’Ermitage di San Pietroburgo al parco di Sendai, in Giappone, c’è poco da dire, sul Greco incisore la parola esaustiva spetta a Maurizio Calvesi che nel catalogo generale dell’opera incisoria (Edizioni del Cigno, 1994) ne definisce l’arte come sintesi di due bellezze, ideale e naturale, «espressione di un sentimento contemplativo romantico e malinconico eppure assai carnale che si pone innanzi alla donna idolo come terra riarsa d’autunno; la sua grafica esprime la fragilità della figura tramite i suoi chiaroscuri, una forma sfumata come sfuma il momento fissato, una dolcezza palpabile e insieme sognata». E se Carlo Ragghianti sottolinea il Greco «artista ereticale e solitario, spettacoloso ma non spettacolare, non di pura valenza melodica», Fortunato Bellonzi mette l’accento su un’arte che in tempi di feroce astrattismo e concettualismo, come gli attuali, «smentisce la pretesa inattualità della figurazione naturalistica, quindi il rifiuto della rappresentatività come imitazione della realtà». Il che, forse, è il massimo portato del nostro al (fuori dal) proprio tempo e la ragione della sua (in)attualità.

Riguardo all’opera grafica, invece, la figlia Antonella rievoca il piacere paterno per l’aspetto muscolare dell’incisione, il fare artigianale della grafica, appunto, e della scultura. Tutto il resto era spazzatura, per lui. «Non ho dubbi – racconta nel catalogo generale (edito ancora dal Cigno, 2002) – che tutto questo repertorio, da Durer a Giovanni di Leyda, a Marcantonio Raimondi, a Morandi e Picasso e via dicendo abbia costituito uno scrigno delle meraviglie per le notti siciliane di mio padre ragazzo, quando tutto il resto del mondo era un mondo incantato e la Sicilia un deserto dei tartari in perenne attesa». La “grande isola” va in effetti stretta a Greco che per farsi conoscere deve sbarcare in continente e darsi ai soggiorni romani. Fino a quel fatidico 1956 e alla fata di Pinocchio. Un’altra Italia, davvero.

Dopo le inaugurazioni di Orvieto e Chieti, proseguono intanto le manifestazioni per celebrare i cento anni dalla nascita che vedono coinvolte Londra, Roma e Catania, con una serie di eventi organizzati dagli Archivi Emilio Greco in collaborazione con il Cigno Edizioni di Roma. Conclusa a Chieti La vitalità della scultura a Palazzo de’ Mayo, fino al 3 novembre il Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto ospita Opera sacra, i bronzi dei Musei Vaticani e di Orvieto. È partita a fine settembre la retrospettiva londinese Emilio Greco: sacro e profano, curata da Roberta Cremoncini e Federica Pirani. Sculture e disegni, accompagnati dalla proiezione del documentario di Franco Simongini per la Rai che documenta i 40 anni dell’attività creativa dell’artista, dal 1947 al 1987, in un duplice percorso tra l’estetica sacra e profana del maestro. Fino al 21 dicembre l’evento è ospitato negli spazi dell’Estorick collection of modern italian art di Londra. Dal 10 gennaio 2014 la mostra si trasferisce in Italia nelle sale del Museo di Roma, a Palazzo Braschi (info: www.museodiroma.it).  A chiudere le celebrazioni, una mostra a Catania entro la fine dell’anno, con cui Greco torna nella sua città natale.

Commenti