Un artista appende di nascosto un dipinto al Metropolitan Museum di New York

David (Sabastian) Miklatski ha esposto senza autorizzazione un’opera nelle sale del museo newyorkese, accostando lo sfarzo dell’evento alle crisi che attraversano il mondo

Mentre i musei internazionali si confrontano con furti e problemi di sicurezza, al Metropolitan Museum of Art di New York un artista ha scelto una strada diversa per attirare l’attenzione del pubblico: aggiungere clandestinamente una propria opera alle pareti del museo. Il 25 ottobre, David (Sabastian) Miklatski, artista di Los Angeles, ha installato un dipinto a pastello a olio intitolato The MET 2027, documentando l’intera operazione in un video pubblicato su Instagram, diventato rapidamente virale.

Il lusso del Met Gala e le crisi del mondo

Il dipinto raffigura un ospite del Met Gala mentre sale la celebre scalinata del museo, circondato da arbusti e fotografi. In primo piano, una scena di scontri mostra agenti in tenuta antisommossa mentre colpiscono alcuni manifestanti, sullo sfondo di un paesaggio in fiamme. Il contrasto tra la mondanità dell’evento e la violenza delle crisi contemporanee costituisce il fulcro del lavoro.

Nel video che accompagna l’installazione, Miklatski alterna immagini di celebrità come Zendaya e Sabrina Carpenter, fotografate durante il Met Gala, a riprese delle condizioni di lavoro nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo, delle rivolte a Parigi e Milano, dei senzatetto negli Stati Uniti e dei conflitti a Gaza, Haiti e Ucraina.

L’artista ha presentato il dipinto come una riflessione sull’assurdità di un sistema in cui le celebrità ostentano il proprio lusso mentre, fuori dai cancelli del museo, si consumano crisi sociali e conflitti. L’obiettivo non è soltanto contrapporre due realtà, ma evidenziare quanto siano vicine e interdipendenti.

Un’installazione clandestina

Per riuscire ad appendere il dipinto senza essere fermato, Miklatski ha organizzato una diversione con l’aiuto di un amico, un passeggino e un altoparlante portatile. Nel racconto fornito a Hyperallergic, l’artista ha spiegato che la riproduzione di un file audio tratto da un video pornografico avrebbe attirato l’attenzione degli addetti alla sicurezza, permettendogli di collocare l’opera e la relativa didascalia sulla parete.

Il filmato mostra tre addetti che osservano insieme il dipinto e il testo che lo accompagna. Quest’ultimo riporta come anno di nascita dell’artista il 1777, mentre l’opera è datata 2026: un dettaglio volutamente incongruo, che aggiunge un ulteriore elemento di ambiguità all’intervento. Il Metropolitan Museum ha declinato ogni commento sull’episodio.

La responsabilità degli artisti

Miklatski ha precisato di non voler attaccare direttamente il museo né il Met Gala, ma di voler mettere in evidenza le contraddizioni di una società in cui ricchezza estrema e povertà convivono con guerre e violenze. La sua critica si rivolge anche alle istituzioni culturali, chiamate a confrontarsi con il confine sempre più fragile tra disagio sociale e ostentazione del privilegio.

Secondo l’artista, l’accumularsi di rabbia e disuguaglianze potrebbe mettere in discussione persino gli eventi simbolo del lusso contemporaneo: in uno scenario di tensioni sempre più profonde, ha osservato, manifestazioni come il Met Gala rischierebbero di perdere il proprio spazio e la propria ragion d’essere.

Nel colloquio con Hyperallergic, Miklatski ha ricondotto il gesto al ruolo pubblico dell’arte, sostenendo che gli artisti abbiano la responsabilità di interpretare il proprio tempo e di restituirne le contraddizioni. Il momento attuale, a suo avviso, richiede una presa di posizione e opere capaci di andare oltre la dimensione individuale per misurarsi con le trasformazioni della società.

Una pratica che mette in discussione le istituzioni

L’intervento si inserisce in una serie di episodi in cui artisti hanno aggirato i normali meccanismi di selezione dei musei per portare direttamente il proprio lavoro all’attenzione del pubblico. Nel 2024, un tecnico della Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera era stato licenziato dopo aver appeso di nascosto un proprio dipinto all’interno di una mostra. L’opera intendeva criticare l’elitarismo del sistema dell’arte e rendere visibile il lavoro spesso ignorato che rende possibili le esposizioni.

Un altro precedente riguarda l’artista britannico Elias Marrow, che nel 2025 aveva collocato senza autorizzazione un’opera realizzata con l’intelligenza artificiale al National Museum Cardiff, in Galles, affrontando il tema della fame infantile.

Nel caso di Miklatski, il gesto sembra prescindere anche dal desiderio di conservare l’oggetto: l’artista ha dichiarato di non avere intenzione di reclamarlo dopo la rimozione. L’obiettivo era occupare temporaneamente una parete museale e costringere il pubblico a confrontarsi con la distanza tra lo sfarzo del Met Gala e le emergenze che si consumano al di fuori delle sue sale. Un’azione concepita per trasformare lo spazio espositivo in un luogo di confronto sulle disuguaglianze contemporanee.