Una gigantesca statua dorata di Donald Trump nudo accoglie in questi giorni i visitatori del Parlamento europeo di Strasburgo. È The Orange Plague, opera realizzata nel 2025 dallo scultore danese Jens Galschiøt, installata nell’edificio su invito dell’eurodeputato danese Per Clausen. Non si tratta dunque di un’iniziativa istituzionale del Parlamento europeo, ma di una mostra temporanea ospitata negli spazi dell’istituzione e autorizzata dai questori, l’organo che si occupa delle decisioni amministrative. «Ogni eurodeputato ha il diritto di promuovere due eventi culturali o mostre per ogni legislatura parlamentare, in aree dedicate», ha spiegato un portavoce del Parlamento alla CNN.
Alta circa 2,6 metri, la scultura è realizzata in rame e rivestita di foglia d’oro a 23 carati. Trump, completamente nudo, è raffigurato seduto sulle spalle di un uomo minuto e fragile, piegato sotto il suo peso. In una mano tiene una piccola bilancia della giustizia, nell’altra una mazza da golf, mentre ai piedi della figura più piccola compare una pallina da golf delle dimensioni di un globo, allusione alla portata globale del potere del presidente e al suo rapporto con il pianeta. Sul basamento è riportata la frase: «Sono seduto sulla schiena di un uomo. Sta affondando sotto il mio peso. Farò di tutto per aiutarlo. Tranne scendere dalla sua schiena».

La nudità di Trump rimanda esplicitamente a I vestiti nuovi dell’imperatore di Hans Christian Andersen. Nel racconto, l’imperatore viene convinto a indossare abiti inesistenti e solo un bambino ha il coraggio di dire che è nudo. «Un bambino dice: “Non ha vestiti addosso”, e allora tutti cominciano a ridere di lui», racconta Galschiøt a The Art Newspaper, spiegando l’origine della sua opera. «I dittatori non amano che si rida di loro», aggiunge l’artista.
Il riferimento al racconto di Andersen si intreccia con una riflessione sul potere contemporaneo. Galschiøt ha spiegato che la figura dorata di Trump nasce anche come risposta all’uso estensivo dell’oro da parte del presidente negli spazi della Casa Bianca e nelle altre proprietà che controlla. L’artista ha così scelto di ricoprire d’oro la figura di Trump, accentuandone volutamente l’aspetto grottesco e sottolineando come la sua presenza, così appariscente, finisca per oscurare quella delle altre persone.

Il titolo stesso, The Orange Plague, richiama secondo l’artista le conseguenze della politica dell’amministrazione Trump sull’ambiente e sull’ordine internazionale. Galschiøt ha spiegato che la scultura nasce con l’intento di affrontare quello che definisce «l’elefante nella stanza» e di aprire un dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella crisi climatica, accusando il paese di compromettere le possibilità di contrastare la catastrofe ambientale. Secondo l’artista, inoltre, nazioni e ONG esitano ad affrontare apertamente il tema di come rapportarsi a Trump e alle sue politiche per timore di possibili ritorsioni, tra dazi, tagli ai finanziamenti e deportazioni.
L’artista ha prodotto circa 20mila versioni in 3D della scultura, distribuite a visitatori e dipendenti del Parlamento europeo. L’idea deriva dall’esperienza del Democracy Movement di Hong Kong, che aveva scansionato e riprodotto in miniatura The Pillar of Shame, opera realizzata da Galschiøt nel 1997 per commemorare le vittime della repressione di piazza Tiananmen. I file per la stampa 3D di The Orange Plague sono inoltre disponibili gratuitamente. L’opera è stata presentata in precedenza durante le manifestazioni «hands off Greenland» a Copenaghen e alla COP30 di Belém, in Brasile. Dopo la tappa di Strasburgo, Galschiøt prevede di portarla alla COP31 di Antalya, in Turchia, il mese prossimo.

In questo caso, Galschiøt ha scelto di rivolgere la propria critica direttamente a Trump, dopo essersi concentrato in passato soprattutto sui sistemi di potere. A invitare l’artista al Parlamento europeo è stato Per Clausen, che ha difeso la presenza della scultura sostenendo la necessità di non cedere alle pressioni e di preservare uno spazio di libertà per la critica politica. L’eurodeputato ha inoltre escluso di temere una possibile reazione del presidente americano, ribadendo l’importanza di non lasciarsi condizionare dalla paura né ricorrere all’autocensura. The Orange Plague si inserisce così in una lunga tradizione di opere di protesta dedicate al presidente americano, spesso caratterizzate dalla rappresentazione caricaturale o dalla nudità. Galschiøt, da parte sua, ha costruito gran parte della propria ricerca attorno a interventi scultorei e performativi dedicati a conflitti religiosi, autoritarismo, intolleranza, violazioni dei diritti umani, crisi dei rifugiati e ingiustizie climatiche.


