La scommessa di Parabita: un borgo in spopolamento si trasforma un museo a cielo aperto 

A pochi chilometri da Gallipoli, Parabita prova a contrastare lo spopolamento attraverso l’arte contemporanea e il design. Il borgo salentino trasforma edicole, frantoi e vicoli in un museo diffuso, coinvolgendo artisti, designer e artigiani locali

Se pensate al Salento, in Puglia, probabilmente vi vengono in mente spiagge affollate e mare cristallino. Ma c’è una versione diversa, più intima, che merita di essere scoperta: quella dei borghi dell’entroterra. Tra questi c’è Parabita, a pochi chilometri da Gallipoli, che ha deciso di non rassegnarsi allo spopolamento scegliendo di rinascere scommettendo sull’arte contemporanea. Attraverso un piano di rigenerazione urbana e culturale a lungo termine, il borgo, guidato dal progetto “Parabita per il Contemporaneo”, trova nell’arte e nel design degli strumenti di riattivazione, trasformando le strade e il patrimonio locale in un museo diffuso a cielo aperto per attrarre nuovi flussi culturali e stimolare la comunità. 

Pensate alle tradizionali edicole votive: un tempo piccole nicchie incastonate sulle facciate delle case, altari della devozione popolare che custodivano immagini di santi. Molte di queste, con il passare del tempo, erano rimaste vuote. Con il progetto Votiva, Parabita le ha riattivate chiamando artisti a riempirle con opere site-specific, trasformando un elemento dimenticato in opportunità.

Gli interventi sono poi scesi nel sottosuolo con Ipogea, un progetto nato per portare l’arte negli antichi frantoi del paese e inaugurato dall’artista Francesco Arena, che ha installato le due scritte al neon “Essere” e “Tempo” all’interno di due vasche di pietra sopra l’ipogeo più grande del borgo.

Ora si aggiunge un nuovo capitolo con Beyond the Wall – Indizi dell’ordinario, curato da Porzia Bergamasco e Ilaria Bona, con la direzione tecnica di Eugenio Tarantino e il sostegno del sindaco Stefano Prete. L’idea è ripensare l’arredo urbano insieme a designers e artigiani locali, trasformando semplici luoghi di passaggio in spazi dove fermarsi.

Facendo un giro tra i vicoli ci si imbatte così nelle tre installazioni nate da questa sinergia. Il primo é di Andrea Mancuso che, insieme all’artigiano Giuseppe Calò, ha installato Parabola: tre tavoli e nove sedute in pietra leccese che richiamano la tavola apparecchiata, trasformando il passaggio sotto l’arco in un salotto urbano. 

Poco distante trova posto Bivio di Giacomo Moor (con Dario Passi, Martino Bizzanelli e gli artigiani Fedele Marra e Carlo Nicoletti), un sistema di tavoli e panchine in alluminio e legno in cui il legame dei materiali diventa una metafora dei legami tra le persone. Infine, Studio Gisto (Alessandro Mason e Alice Fialà, insieme a Antonio Giaffreda, Antonio Marra e Torquato Parisi) ha creato La Salentina, una luminaria contemporanea che reinterpreta le feste patronali per fare da guida lungo il vicolo. Parabita continua così il suo percorso di rigenerazione, aggiungendo un nuovo tassello e dimostrando quanto può essere centrale il ruolo dell’arte contemporanea e del design per la rinascita dei borghi del Sud.

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