Non è il lotto più costoso della settimana, ma potrebbe essere uno dei più affascinanti. Il 10 settembre Dreweatts mette all’asta a Newbury un rarissimo orologio da pendente realizzato a Salisbury da John Snow intorno al 1625–30. Cristallo di rocca sfaccettato, oro e smalti verdi e bianchi racchiudono un meccanismo tanto raffinato quanto la sua veste: più che un orologio, un piccolo capolavoro di oreficeria. La stima è di 25.000–35.000 sterline.

Di John Snow sono noti pochissimi esemplari. Dreweatts presenta l’orologio come una rarissima testimonianza delle prime fasi dell’orologeria inglese: un oggetto nel quale gioielleria, tecnica e storia si incontrano in pochi centimetri. Ed è forse un buon punto dal quale osservare la settimana che si apre. Perché il mercato non racconta soltanto prezzi, ma anche riscoperte, cambiamenti del gusto e nuovi territori del collezionismo.
Tra il 5 e l’11 settembre il calendario torna infatti ad animarsi dopo la pausa estiva. Le aste attraversano categorie e città diverse, dall’arte agli orologi, dai gioielli agli oggetti da collezione. Il prospetto raccoglie gli appuntamenti principali della settimana.
Ma per capire dove sta andando il mercato bisogna guardare anche a ciò che è appena accaduto. E uno dei segnali più sorprendenti arriva dall’orologeria.


A New York Phillips ha aggiudicato per 13.922.000 dollari un F.P. Journe Chronomètre à Résonance “Souscription No. 007”, realizzato intorno al 2000. È il record mondiale per F.P. Journe, per un orologio di un produttore indipendente e per un orologio del XXI secolo in un’asta commerciale. Impressiona anche il risultato complessivo: 158 lotti offerti, 158 venduti, per 75,8 milioni di dollari. Guanti bianchi, dunque, per Phillips. Ma soprattutto la conferma che l’orologeria indipendente non è più una nicchia laterale del collezionismo.
Il prezzo, tuttavia, non spiega tutto. A Milano Finarte ha venduto per 387.100 euro Niobe del 1921 di Giorgio de Chirico, top lot del primo semestre della casa. Dietro l’aggiudicazione c’è una storia: l’opera appartenne alla collezione di Monica Vitti, è documentata nel catalogo generale ed è passata attraverso importanti esposizioni. Qualità, provenienza e storia espositiva continuano a costituire un valore che il mercato riconosce.
La stessa casa d’aste, questa volta a Roma, ha mostrato quanto i confini del collezionismo si stiano allargando. Dipinti e lettere giovanili inedite inviate da Lucio Battisti alla madre hanno superato complessivamente 80.000 euro nell’esordio del dipartimento Memorabilia di Finarte. Qui ci si allontana dall’opera d’arte tradizionale: è la biografia stessa a diventare materia da collezione.
E ancora più lontano dai confini tradizionali dell’arte porta una Hermès Birkin Faubourg Rouge Sellier, edizione limitata del 2024, aggiudicata da Christie’s a Parigi per 635.000 euro, nuovo record mondiale nella categoria. L’intera vendita ha totalizzato 5,84 milioni di euro, con il 98% dei lotti venduti, l’83% sopra la stima massima e compratori da 47 Paesi. La borsa non è più necessariamente soltanto moda o lusso: rarità ed edizioni limitate possono trasformarla in un bene da collezione internazionale.
È un mercato che tende ad allargarsi anche oltre le sale d’asta. Dal 4 all’8 settembre Vicenza torna al centro internazionale della gioielleria con Vicenzaoro September: oltre 1.300 espositori e l’intera filiera, dall’alta gioielleria alle pietre, dall’orologeria alle tecnologie. In parallelo, fino al 7 settembre, VO Vintage apre al pubblico il mondo degli orologi e dei gioielli vintage. E dal 4 al 6 settembre VIOFF – Golden Road porta nel centro storico mostre, artigianato, spettacoli e incontri. Non sono aste, ma luoghi nei quali produzione, mercato e collezionismo si incontrano prima che molti oggetti arrivino, un giorno, sul mercato secondario.
Nella stessa settimana Parigi guarda oltre l’Europa. Dall’8 al 13 settembre Parcours des Mondes riunisce gallerie, specialisti e collezionisti delle arti d’Africa, Oceania, Asia e Americhe. Quasi contemporaneamente Artcurial propone la collezione Jean-Jacques Rotthier: fiera, gallerie e asta diventano così facce diverse dello stesso collezionismo internazionale.
E mentre gli oggetti cambiano proprietario, il mercato discute anche di se stesso. Il 9 settembre The Art Business Conference London riunisce professionisti del settore per affrontare le trasformazioni dell’art business. Case d’asta, gallerie, consulenti e operatori si incontrano non davanti a un lotto, ma intorno ai cambiamenti di un sistema chiamato continuamente a ridefinire regole, strumenti e strategie.
Forse, però, il modo migliore per chiudere il giro della settimana è tornare a un singolo oggetto. Nel 1957 un manifesto serviva a portare il pubblico al cinema. Oggi entra da Sotheby’s come oggetto da collezione. È il manifesto britannico originale di The Bridge on the River Kwai, il film di David Lean vincitore di sette Oscar, proposto a Londra il 10 settembre con una stima di 3.000–5.000 sterline. Gli originali britannici del film sono molto ricercati e compaiono raramente sul mercato.
È proprio la sua origine effimera a renderlo interessante. I manifesti venivano stampati per accompagnare l’uscita di un film, affissi, sostituiti e spesso eliminati. Quelli sopravvissuti conservano la grafica, il costume e l’immaginario di un’epoca.
Dall’orologio di John Snow, costruito quattro secoli fa per misurare il tempo, a un foglio di carta nato per durare poche settimane, la distanza sembra enorme. Eppure il meccanismo del collezionismo è anche questo: riconoscere in ciò che sopravvive qualcosa che il tempo ha trasformato. Un oggetto d’uso diventa testimonianza, una testimonianza diventa memoria e, qualche volta, la memoria entra in asta.


