Oltre a finanziare nuove produzioni, occorre creare le condizioni perché le imprese italiane del cinema e dell’audiovisivo possano crescere, consolidarsi e competere sui mercati internazionali. È attorno a questa prospettiva che istituzioni e mondo della finanza si sono confrontati a Venezia, in occasione dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Il panel “Finanziare il futuro del Cinema e dell’Audiovisivo italiano: strumenti finanziari nazionali e prospettive europee per la crescita del settore”, ospitato il 3 settembre all’Italian Pavilion, è stato promosso dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (ICSC), dal Dipartimento per le Attività Culturali e dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura. Al centro, la necessità di rafforzare la capacità finanziaria delle imprese e diversificarne le fonti di finanziamento, mettendo in relazione sostegno pubblico, credito bancario, garanzie, capitale privato e strumenti europei.
Una questione che riguarda direttamente la dimensione industriale di un comparto strategico dell’economia culturale italiana. Nel 2025 il valore delle produzioni cinematografiche ha sfiorato gli 800 milioni di euro, mentre quello delle produzioni audiovisive ha raggiunto 814 milioni. Tra il 2016 e il 2025, inoltre, gli investimenti attivati attraverso il Tax Credit Internazionale hanno sfiorato i 2 miliardi di euro per il cinema e raggiunto 1,3 miliardi per l’audiovisivo. Numeri che mostrano la capacità del settore di attrarre capitali, ma che pongono contemporaneamente il tema degli strumenti necessari ad accompagnarne lo sviluppo.

È su questo punto che si concentra il ruolo dell’ICSC e della sua amministratrice delegata Antonella Baldino: passare da una logica legata al finanziamento delle singole opere a una strategia capace di intervenire sulla solidità e sulla crescita delle imprese. «Finanziare il futuro del Cinema e dell’Audiovisivo non significa soltanto finanziare più opere, ma creare le condizioni perché possano crescere imprese più solide, competitive e capaci di operare sui mercati internazionali», ha spiegato Baldino. Come Banca nazionale di promozione nel settore della Cultura, ha aggiunto, l’ICSC punta a costruire «un’architettura finanziaria che metta in connessione risorse pubbliche, credito, garanzie, capitale privato e strumenti europei, moltiplicandone l’impatto».
Una prospettiva che sposta quindi l’attenzione dalla quantità delle risorse alla capacità di costruire un sistema finanziario adeguato alle caratteristiche specifiche della filiera. Un’esigenza resa ancora più rilevante dalla trasformazione dei modelli produttivi e distributivi e dalla crescente competizione internazionale per investimenti e talenti.
Al confronto hanno partecipato anche la sottosegretaria di Stato al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni e il direttore generale Cinema e audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni, insieme ai rappresentanti di Cassa Depositi e Prestiti, Intesa Sanpaolo, UniCredit, SACE e Fondo europeo per gli investimenti. «Il cinema e l’audiovisivo sono un asset strategico per il Paese e per crescere hanno bisogno di un sistema di finanziamento all’altezza delle loro ambizioni», ha sottolineato Borgonzoni, ricordando il ruolo svolto dal Tax Credit nell’attrazione degli investimenti e indicando nella diversificazione degli strumenti finanziari uno dei passaggi su cui Ministero, sistema bancario, operatori finanziari e organismi europei sono chiamati a lavorare insieme.
Per Brugnoni, i dati sulla capacità produttiva del comparto confermano allo stesso tempo «la rilevanza economica della filiera» e la necessità di mettere a disposizione delle imprese strumenti finanziari «certi e adeguati all’evoluzione del mercato». Nel 2025 sono stati classificati 403 lungometraggi e alla Direzione generale Cinema e audiovisivo sono state consegnate 226 opere destinate alla televisione e al web. Il confronto veneziano ha indicato così una direzione: integrare strumenti pubblici e privati per accompagnare le imprese nelle diverse fasi del loro sviluppo. Una strategia nella quale l’accesso al credito diventa parte di un progetto più ampio, rivolto alla crescita dimensionale, all’innovazione e all’internazionalizzazione della filiera cinematografica e audiovisiva italiana.


