Ci sono film in cui i costumi accompagnano la storia e altri in cui finiscono per diventare parte della storia stessa. Il diavolo veste Prada appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A quasi vent’anni dal primo capitolo, l’immaginario costruito attorno a Miranda Priestly, Andy Sachs ed Emily Charlton continua a vivere anche attraverso abiti, borse, scarpe e accessori diventati riconoscibili quanto le battute del film.
Con l’arrivo di The Devil Wears Prada 2, quell’universo torna ora sotto i riflettori in una forma decisamente più concreta. Dal 1° al 15 settembre Christie’s New York ospiterà online The Devil Wears Prada 2: The Auction, una vendita dedicata a capi, accessori, oggetti di scena ed esperienze legate alla produzione del nuovo film. Tra i pezzi annunciati figurano look indossati da Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Simone Ashley e Lady Gaga. Per i collezionisti, significa poter acquistare qualcosa che fino a poco prima apparteneva alla finzione cinematografica e trasformarlo in un oggetto reale, con una doppia identità: costume e memorabilia.


Ed è proprio questo il punto più interessante. Nel mondo di The Devil Wears Prada, l’abito non è mai semplice decorazione. Serve a definire il carattere, a segnalare un cambiamento, a costruire status e gerarchie. Un cappotto, un paio di stivali o una borsa possono raccontare un personaggio con la stessa efficacia di una battuta.
L’asta, sostenuta da Meryl Streep, avrà anche una finalità benefica. I proventi saranno destinati al Committee to Protect Journalists, organizzazione impegnata nella difesa della libertà di stampa e dei giornalisti nel mondo, e al Council of Fashion Designers of America, realtà di riferimento per la promozione e il sostegno della moda statunitense. Prima della vendita, una selezione dei lotti sarà esposta gratuitamente al pubblico nella sede di Christie’s al 20 Rockefeller Plaza, a New York, dall’8 al 13 settembre.
Per gli appassionati sarà un’occasione per osservare da vicino materiali, lavorazioni e dettagli che sullo schermo spesso sfuggono. È anche il segno di quanto il confine tra costume cinematografico e oggetto da collezione sia diventato sempre più sottile. Nel caso de Il diavolo veste Prada, poi, quel confine quasi non esiste più. I look del film hanno smesso da tempo di appartenere soltanto al set: sono entrati nella memoria pop, nei riferimenti della moda e nell’immaginario collettivo. Ora alcuni di quei pezzi potranno anche cambiare proprietario.



