Dopo quasi vent’anni di attese, rinvii e controversie, il Guggenheim Abu Dhabi compie uno dei passaggi più significativi della sua storia ancora prima di aprire le porte al pubblico: la nomina del suo primo direttore. A guidare il museo sarà Valerie Hillings, storica dell’arte e curatrice statunitense, scelta dal Dipartimento della Cultura e del Turismo di Abu Dhabi per dirigere la futura istituzione, la cui inaugurazione è prevista per l’11 dicembre 2026.

photo Justin Kase Conder, © 2021 Justin Kase Conder
Più che un nuovo incarico, la nomina rappresenta un ritorno. Tra il 2009 e il 2018 Hillings aveva infatti ricoperto il ruolo di Curator and Associate Director of Curatorial Affairs del progetto Guggenheim Abu Dhabi presso la Solomon R. Guggenheim Foundation, contribuendo alla definizione della collezione, della strategia di acquisizioni e del programma scientifico del museo. Prima ancora aveva lavorato per cinque anni nel dipartimento curatoriale del Guggenheim di New York. Negli ultimi otto anni ha diretto il North Carolina Museum of Art, dove ha promosso un profondo riallestimento della collezione permanente, ampliato il patrimonio con circa quattrocento nuove acquisizioni e incrementato in modo significativo il pubblico dell’istituzione.
La scelta di Hillings appare quindi come una decisione di continuità. Poche figure conoscono il progetto tanto quanto lei, che ne ha seguito la costruzione culturale ben prima di quella architettonica. Sarà chiamata a coordinare le mostre inaugurali, i programmi pubblici e l’identità scientifica di un museo che ambisce a essere il più grande della rete Guggenheim e uno dei principali poli dedicati all’arte moderna e contemporanea al di fuori dell’Occidente.
Progettato da Frank Gehry, il Guggenheim Abu Dhabi rappresenta uno dei progetti culturali più ambiziosi degli Emirati Arabi Uniti. Annunciato nel 2006, avrebbe dovuto aprire nel giro di pochi anni, ma la crisi finanziaria globale, i rallentamenti nei cantieri e le polemiche sulle condizioni dei lavoratori impiegati nella costruzione hanno trasformato il museo in uno dei casi più discussi dell’architettura contemporanea. Le campagne promosse da artisti e attivisti internazionali hanno infatti riportato per anni l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori migranti impegnati nella realizzazione delle grandi istituzioni culturali dell’isola di Saadiyat, alimentando un dibattito che ha accompagnato ogni fase del progetto.

Nel frattempo, però, Abu Dhabi ha continuato a costruire il proprio distretto culturale. Dopo l’apertura del Louvre Abu Dhabi nel 2017, negli ultimi mesi sono stati inaugurati anche teamLab Phenomena Abu Dhabi, mentre sono attesi il Zayed National Museum e il nuovo Museo di Storia Naturale. Il Guggenheim costituisce il tassello conclusivo di una strategia che punta a trasformare Saadiyat Island in uno dei principali poli culturali internazionali, capace di competere con le grandi capitali dell’arte attraverso architetture iconiche e istituzioni di respiro globale.
Anche la collezione riflette questa ambizione. Costruita progressivamente dal 2009, non si limiterà a riproporre il canone occidentale dell’arte del secondo Novecento, ma affiancherà artisti come Jackson Pollock, Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat a una più ampia rappresentazione delle pratiche artistiche provenienti dall’Asia, dall’Africa e dal mondo arabo. Più che una semplice sede internazionale del marchio Guggenheim, il museo si propone come un’istituzione capace di riscrivere la narrazione della modernità artistica in chiave realmente globale.
La nomina di Valerie Hillings assume così un valore che va oltre l’avvicendamento di una direzione museale. Arriva nel momento in cui il progetto deve finalmente trasformarsi da promessa a istituzione, traducendo anni di pianificazione in una proposta culturale concreta. Dopo quasi due decenni di attesa, il Guggenheim Abu Dhabi si prepara a essere giudicato non più per il suo cantiere o per le controversie che ne hanno accompagnato la nascita, ma per la qualità della sua programmazione e per la capacità di ridefinire il ruolo dei grandi musei nel XXI secolo.


