Una nuova pelle di terracotta per il Mandarin Oriental The Landmark di Hong Kong

Firmata dallo studio architettonico Neri&Hu, la nuova facciata dell'hotel di Hong Kong richiama il movimento di un tessuto intrecciato

In mezzo ai colossi di cemento, acciaio e vetro di Central, distretto finanziario di Hong Kong, la nuova facciata Mandarin Oriental The Landmark – firmata dallo studio cinese Neri&Hu – spezza la rigidità geometrica del panorama. La superficie in terracotta, ondulata e opaca, avvolge l’edificio come un tessuto, introducendo un linguaggio architettonico nettamente in contrasto con le curtain wall vetrate che da decenni caratterizzano lo skyline della città. L’intervento riguarda il secondo hotel della catena Mandarin Oriental, che sarà protagonista di un più ampio progetto di riqualificazione che coinvolge l’intero complesso Landmark. Erede dell’edificio storico del 1963, diventato negli anni simbolo dell’identità internazionale del marchio, l’hotel opera secondo una visione più contemporanea.

Inaugurato nel 2005, l’hotel conta poco più di cento camere, diversi ristoranti Michelin e una delle sia più gettonate della città e si inserisce perfettamente in un’area in cui respirano varie realtà come sedi finanziarie, grandi aziende internazionali e boutique di marche di lusso. A venti anni dall’apertura, il complesso è al centro di una trasformazione più ampia: tutti gli interno sono stati ripensati da Joyce Wang Studio, mentre la facciata e il nuovo ingresso sono stati affidati a Neri&Hu nell’ambito di Tomorrow’s Central, il programma promosso da HongKong Land che pone come obiettivo il rinnovamento dell’intero distretto a partire dagli spazi del Landmark, introducendo nuovi spazi commerciali, uffici, percorsi pedonali e aree pubbliche.

In questo disegno, Neri&Hu – uno degli studi asiatici più autorevoli a livello internazionale – interverrà sulla facciata dell’hotel con un approccio che guarda più alla trasformazione che alla completa sostituzione: invece di creare un nuovo oggetto architettonico, lo studio lavorerà sul mantenere la struttura originale, cambiandone però la percezione. Lyndon Neri e Rossana Hu, i due fondatori, hanno costruito negli anni una ricerca basata proprio sulla capacità di reinterpretare l’esistente attraverso la materia, la memoria e il rapporto tra passato e presente. Tra i progetti più rappresentativi ci sono il Tsingpu Yangzhou Retreat, boutique hotel nato dal recupero di edifici tradizionali nei pressi del lago Slender West, e il Waterhouse at South Bund di Shanghai, un ex edificio portuale degli anni Trenta reinterpretato attraverso nuovi interventi contemporanei.

Questa filosofia ha naturalmente abbracciato anche il Mandarin Oriental The Landmark, che lo studio ha descritto come “un corpo da rivestire nuovamente”: una struttura già definita, ma capace di assumere una nuova presenza attraverso un’altra “pelle” architettonica. L’idea alla base del progetto richiama così la teoria del rivestimento elaborata dall’architetto tedesco Gottfried Semper, secondo cui la superficie di un edificio non è un semplice elemento decorativo, ma un dispositivo capace di raccontarne il carattere attraverso materiali, trame e tecniche costruttive. È da questa nozione che nasce l’urban tapestry, un arazzo urbano immaginato da Neri&Hu composto da elementi in terracotta realizzati su misura. Disposti secondo un motivo sfalsato, i moduli richiamano il movimento di un tessuto intrecciato, dando un senso di dinamicità alla facciata. Ogni fila è sostenuta da mensole in bronzo brunito, mentre inserti in vetro illuminati durante la notte creano variazioni di profondità e movimento.

La scelta la terracotta apre una riflessione più ampia sul futuro dell’architettura ad Hong Kong: in una città conosciuta principalmente per le strutture in vetro e acciaio, questo materiale introduce una dimensione più tattile e percepibile e riconnette l’edificio a una tradizione costruttiva fatta di superfici ceramiche, piastrelle e lavorazioni artigianali. Il nuovo volto del Mandarin Oriental The Landmark non cerca quindi di imitare il passato né di inserirsi nella competizione verticale dello skyline di Hong Kong. La facciata di Neri&Hu propone piuttosto un’alternativa: un’architettura che non punta sulla trasparenza e sulla leggerezza del vetro, ma sulla consistenza della materia, trasformando un edificio del distretto finanziario in una presenza più calda e riconoscibile.