L’estate di Portrait Milano si apre con un nuovo intervento artistico che sceglie di lavorare non tanto sull’occupazione dello spazio, quanto sulla sua riscrittura. Dal 2 luglio al 31 agosto, la piazza dell’ex Seminario Arcivescovile ospita Arcipelago Botanico, installazione site-specific di Agostino Iacurci, curata da Valentina Ciarallo, che trasforma il grande chiostro cinquecentesco in un paesaggio vegetale sospeso tra memoria e invenzione. Otto sculture monumentali, distribuite come isole di un arcipelago, popolano lo spazio con alberi impossibili, fiori araldici e forme botaniche che non appartengono ad alcun catalogo naturale.

L’intervento nasce da una ricerca sulla storia del luogo. Prima della sua trasformazione nell’attuale piazza, il cortile del Seminario era un giardino cerimoniale, come testimoniano alcune raffigurazioni storiche che lo mostrano punteggiato di palme, arbusti ornamentali e vasche d’acqua. Iacurci non tenta una ricostruzione filologica di quel paesaggio perduto. Piuttosto, ne raccoglie la memoria e la traduce in un lessico contemporaneo fatto di colori saturi, volumi sintetici e figure essenziali, costruendo una botanica immaginaria che dialoga tanto con la vegetazione esistente quanto con l’architettura rinascimentale.

È una modalità di lavoro coerente con la ricerca dell’artista, che da anni esplora il rapporto tra pittura, architettura e spazio pubblico. Murales, installazioni e sculture fanno parte di quella che lui stesso definisce una pratica di “pittura espansa”: la superficie pittorica abbandona il quadro per diventare ambiente, attraversando il paesaggio urbano e modificandone la percezione. Anche in Arcipelago Botanico il colore non è un elemento decorativo, ma uno strumento per costruire relazioni. Fucsia, viola, arancione, verde e magenta si confrontano con la pietra del chiostro e con il verde reale delle canfore, delle magnolie e delle camelie introdotte nel progetto di riqualificazione della piazza.



Le otto sculture funzionano come presenze autonome ma interdipendenti, frammenti di un unico ecosistema fantastico che richiama tanto la tradizione dell’hortus conclusus quanto gli stemmi araldici, i motivi ornamentali e la grafica contemporanea. Il riferimento evocato dalla curatrice Valentina Ciarallo al locus amoenus non è casuale: il giardino torna a essere uno spazio di sospensione, un luogo in cui il rapporto tra natura e artificio si ricompone attraverso l’immaginazione. Arcipelago Botanico si inserisce in una tendenza sempre più diffusa nell’arte pubblica contemporanea, che privilegia interventi capaci di instaurare un dialogo con la storia e l’identità dei luoghi senza trasformarli in semplici scenografie. Il progetto non aggiunge soltanto nuove forme alla piazza di Portrait Milano, ma invita a guardarla come un paesaggio in continua trasformazione, dove memoria, architettura e vegetazione convivono in un equilibrio sempre provvisorio.



