A quarant’anni dal celebre incarico ricevuto per i manifesti dei Mondiali di Messico ’86, Annie Leibovitz torna nel paese che aveva contribuito a trasformare in un immaginario globale del calcio. Lo fa con Futbol 2026, una mostra ospitata al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico e accompagnata da un raffinato percorso virtuale consultabile online, che non si limita a celebrare il più grande evento sportivo del pianeta, ma riflette sul calcio come fenomeno culturale, storico e antropologico. Correva infatti la fine degli anni Ottanta quando Leibovitz realizzò una serie di fotografie iconiche per il Mondiale messicano. Erano immagini costruite intorno ai grandi scenari archeologici del paese, da Chichén Itzá alle piramidi fino al paesaggio monumentale, dove il calcio diventava quasi un’estensione della storia millenaria del Messico.


Tula, Hidalgo, México, 1986 © Annie Leibovitz

Yucatán, México, 1986 © Annie Leibovitz

Quarant’anni dopo, oggi, il suo sguardo è profondamente cambiato. Se allora il protagonista era il luogo, oggi è il corpo dell’atleta. La fotografa rinuncia alla spettacolarità dei fondali monumentali per concentrarsi sui muscoli, sui gesti, sulla tensione fisica e sull’umanità dei calciatori. Non interessa più il mito eroico del campione, ma ciò che il corpo racconta del gioco, la nuda realtà del calcio, più che la sua rappresentazione epica. La mostra al Museo Nazionale di Antropologia mette in relazione le nuove fotografie dedicate ai protagonisti del Mondiale 2026 con reperti provenienti dalle collezioni permanenti del museo: sculture, rilievi e manufatti che raccontano il gioco della palla mesoamericano, uno dei rituali più importanti delle civiltà precolombiane.

Il calcio contemporaneo viene così inserito in una genealogia molto più ampia, dove lo sport non è soltanto competizione ma rito collettivo, sacrificio, appartenenza e costruzione simbolica della comunità. Tra i reperti esposti spicca la celebre Lápida de Aparicio, che raffigura il sacrificio rituale di un giocatore, stabilendo un potente ponte tra passato e presente. Una delle sale raccoglie oltre cento ritratti realizzati da Leibovitz nel corso della sua carriera, da Susan Sontag a Joan Didion, da Mick Jagger a Meryl Streep, fino a Elon Musk, semplicemente fissati al muro con puntine, come accade negli studi fotografici durante la preparazione di un progetto. È una scelta curatoriale significativa: invece di costruire una retrospettiva celebrativa, la fotografa mostra il proprio archivio come un laboratorio aperto. Le immagini dialogano liberamente tra loro e con la nuova serie dedicata al calcio, suggerendo che il vero soggetto della sua ricerca è sempre stato l’essere umano.
Futbol 2026
Dal 9 giugno al 30 agosto 2026
Museo Nacional de Antropologia, Città del Messico


