Joseph Kosuth firma il Museo del Novecento con un’installazione al neon dedicata a Savinio

Acquisita dal Comune, l’opera omaggia Alberto Savinio attraverso una citazione che invita a guardare oltre le apparenze

Una nuova opera di Joseph Kosuth entra a far parte del patrimonio pubblico di Milano. Sulla facciata laterale del Museo del Novecento è già visibile da alcuni giorni Vedere le cose (per A.S.) (2025), installazione luminosa lunga 28 metri che sarà inaugurata ufficialmente il 1° luglio alla presenza dell’artista. L’intervento, acquisito dal Comune di Milano, nasce come eredità della mostra diffusa Metafisica/Metafisiche, il grande progetto espositivo ospitato tra Palazzo Reale, Museo del Novecento, Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia, in programma fino al 21 giugno. L’opera rappresenta anche un tributo ad Alberto Savinio, figura centrale della cultura italiana del Novecento e fratello di Giorgio de Chirico.

Il testo scelto da Kosuth, tratto dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Savinio, recita: «Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità». La frase, realizzata in neon bianco caldo e integrata cromaticamente con l’architettura dell’edificio, si sviluppa lungo il prospetto dell’Arengario affacciato su via Marconi. La collocazione dell’opera non è casuale. Il testo sembra infatti instaurare un dialogo ideale con il Secondo Arengario, l’edificio gemello destinato a diventare parte integrante dell’ampliamento del Museo del Novecento. Proprio nelle scorse settimane sono iniziati i lavori di trasformazione della struttura, dopo un lungo iter rallentato da contenziosi amministrativi.

L’installazione richiama inoltre il legame tra Milano e i fratelli de Chirico, protagonisti della sezione del Museo del Novecento dedicata alla mostra sulla Metafisica. Se Giorgio de Chirico è universalmente riconosciuto come fondatore del movimento, Savinio mantenne con il capoluogo lombardo un rapporto particolarmente intenso, celebrato anche nel volume Ascolto il tuo cuore città del 1944, in cui descriveva Milano come una città colta, riflessiva e profondamente romantica.

Con questa nuova presenza permanente nello spazio urbano, Kosuth rinnova una delle caratteristiche più riconoscibili della sua ricerca: l’uso della parola come strumento artistico e filosofico. Il messaggio di Savinio, trasformato in luce, invita i passanti a superare l’apparenza delle cose e a interrogarsi sul loro significato più profondo, lasciando nella città una traccia duratura della riflessione metafisica che ha animato la grande esposizione milanese.