L’universo perturbante di Gabriele Silli alla Fondazione D’ARC

Fra installazioni e sculture si snoda il progetto espositivo dell'artista che esplora i meandri della mente e gli abissi marini per creare un nuovo, immaginario mondo fra il parodico e il tragico

Roma

Appena si entra negli spazi della Fondazione D’ARC si abbandona immediatamente la pretesa di osservare le installazioni da lontano, si ha piuttosto la sensazione di essere inglobati in un ecosistema, che occupa l’ambiente e lo trasforma. In Immenso Spermatozoo Sottomarino, Gabriele Silli si avvale di enorme creatività per costruire un universo che profuma di mare, di abissi in cui il visitatore è incentivato a tuffarsi, stimolato ad analizzare particolari e a percorrere tortuosi spazi. Ci si ritrova costretti a ridefinire continuamente il proprio rapporto con lo spazio, con la materia e con le immagini che affiorano dall’opera.

A dominare l’ambiente è Rivolo secco (Le miserie), una scultura monumentale che attraversa la navata principale come una presenza organica e residuale. Non appare come un oggetto concluso, ma come una forma in trasformazione, un corpo che sembra essersi depositato lentamente sul pavimento. Le sue superfici irregolari, i rigonfiamenti e le rarefazioni attraggono lo sguardo e al tempo stesso lo respingono. Silli, infatti, non cerca bellezza canonica, appagante, non vuole rasserenare. Al contrario, crea quelli che sembrano dei reperti consumati dal tempo, creature che esplorano i concetti di deterioramento e sopravvivenza. È qui che emerge uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione: la capacità di trasformare ciò che appare marginale o degradato in un dispositivo poetico. Le opere sembrano parlare di ciò che resta dopo il passaggio del tempo, di ciò che continua a esistere nonostante tutto.

Questa tensione ritorna anche nella grande installazione Io sono il plumbeo amo, l’intartarato, la corrente sottomariana…. La struttura, assimilabile a una gigantesca gabbia induce il visitatore a farsi esplorare, tra curiosità e titubanza. Reti, aperture e passaggi visivi costruiscono una percezione frammentata dello spazio, Silli sembra interessato a produrre stati mentali. Si viene a comporre un sistema di immagini che rimane volutamente instabile e che costringe il pubblico a confrontarsi con il dubbio e con l’ambiguità.

Anche le opere più piccole partecipano a questa logica. Le lingue trasformate in oggetti scultorei, i riferimenti anatomici, le presenze animali e antropomorfe compongono un repertorio visivo in cui il corpo perde la propria funzione ordinaria per diventare segno, reperto, frammento di una storia impossibile da ricostruire interamente. La mostra non cerca il consenso immediato, alcune opere possono apparire ostiche, altre volutamente disturbanti, eppure è proprio questa resistenza a renderla interessante. In un panorama artistico spesso dominato da immagini rapidamente consumabili, Immenso Spermatozoo Sottomarino rivendica il diritto alla complessità e all’inquietudine.

Più che una visita, quella proposta da Gabriele Silli è un’immersione, in quelli che possono essere abissi marini o della mente umana. E come ogni immersione, richiede tempo, attenzione e disponibilità ad abbandonare i punti di riferimento abituali. Quando si riemerge, la sensazione è quella di aver attraversato un territorio in cui materia, memoria e immaginazione continuano a mescolarsi senza trovare una forma definitiva.