L’arte contemporanea come strumento di incontro, ricerca e scambio interculturale. È questo lo spirito che anima MOZITA, la rassegna culturale promossa dall’Ambasciata d’Italia a Maputo e lanciata nel 2025 per celebrare il cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Mozambico. Tra i protagonisti della sua prima edizione figura Camilla Alberti, artista milanese classe 1994, invitata a partecipare a una residenza di ricerca che punta a costruire un ponte stabile tra le due realtà culturali. Promossa da Renco S.p.A., con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Maputo e la cura di Valentina Ciarallo, la residenza nasce con l’obiettivo di favorire il dialogo tra artisti italiani e il contesto creativo mozambicano, offrendo occasioni di confronto diretto con il territorio, le comunità e le tradizioni locali.


Il Mozambico rappresenta oggi uno dei contesti culturali più dinamici dell’Africa australe. In particolare Maputo, capitale del Paese, si distingue per la presenza di gallerie, spazi indipendenti e collettivi artistici che alimentano una scena in costante evoluzione e sempre più aperta alle collaborazioni internazionali. È in questo ambiente che Alberti ha sviluppato il proprio percorso di ricerca, confrontandosi con pratiche artigianali, simboli e materiali profondamente radicati nella cultura locale. Dall’esperienza nasce Cacciatori di Ruggine, opera oggi custodita presso la Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Maputo. Il lavoro è il risultato di una collaborazione con gli artigiani dell’associazione ASSEMA (Associação de Escultores de Arte Makonde) e intreccia saperi tradizionali e riflessioni contemporanee sulla trasformazione della materia.


Per la realizzazione dell’opera, Alberti ha utilizzato il Pau Preto, o ebano africano, legno simbolo della cultura Makonde, accostandolo a materiali organici e industriali di recupero trasformati in pigmenti, polveri e leganti. La ricerca si sviluppa attorno a tre concetti cardine: la caccia, intesa come tensione alla sopravvivenza; la ruggine, metafora di metamorfosi e resilienza; e il cemento, simbolo di progresso, status sociale e trasformazione urbana. Conclusa la fase di produzione sul campo, il progetto entra ora nella sua dimensione pubblica. Come previsto dal format di MOZITA, la residenza si completa attraverso momenti di restituzione e condivisione destinati a raccontare non solo l’opera finale, ma anche il processo creativo che l’ha generata.

Il primo appuntamento è in programma il 17 giugno presso la sede di Renco a Pesaro, dove l’esperienza verrà presentata ai dipendenti dell’azienda che ha sostenuto e promosso il progetto. Dopo l’estate, invece, Cacciatori di Ruggine sarà presentata ufficialmente a Maputo in un evento che coinciderà con il lancio della seconda edizione della residenza, consolidando così la continuità di un programma che ambisce a diventare un appuntamento annuale. Fondata a Pesaro nel 1979 e attiva nei settori dell’energia e delle infrastrutture, Renco S.p.A. è presente in Mozambico dal 2013. Attraverso MOZITA, l’azienda conferma il proprio impegno nel sostegno alla cultura e nella promozione di progetti capaci di generare relazioni durature tra comunità e territori differenti.

La partecipazione di Camilla Alberti si inserisce coerentemente all’interno di una ricerca artistica che indaga i processi di trasformazione della materia attraverso materiali di scarto, pratiche alchemiche e collaborazioni interdisciplinari. Nel corso degli anni l’artista ha sviluppato progetti in contesti internazionali, dal deserto di Atacama in Cile alla Corea del Sud, fino all’Austria, approfondendo il rapporto tra ecosistemi, spiritualità e processi di mutazione. Il suo lavoro è stato recentemente presentato in istituzioni e manifestazioni internazionali come Kunsthaus Graz, la Triennale di Milano, la Swivel Gallery di New York, la Biennale di Malta e il Padiglione Italia alla Biennale di Gwangju. Tra il 2025 e il 2026 le sue opere sono state inoltre esposte alla XVIII Quadriennale d’Arte di Roma presso il Palazzo delle Esposizioni. Con MOZITA, la ricerca di Alberti incontra una nuova geografia culturale, trasformando la residenza artistica in un laboratorio di ascolto, scambio e contaminazione, dove l’arte diventa strumento privilegiato per costruire relazioni tra comunità e immaginari lontani.
Photo Camilla Alberti, courtesy Ambasciata d’Italia a Maputo


