A Parigi si prepara l’apertura di Large, nuovo centro dedicato all’arte contemporanea che nascerà sull’Île Seguin, a ovest della capitale, nell’area un tempo occupata dagli storici stabilimenti Renault. Il progetto, previsto per l’autunno 2026, è promosso dal gruppo immobiliare Emerige, fondato nel 1989 e guidato da Laurent Dumas, figura centrale del collezionismo e dello sviluppo urbano culturale in Francia. Installato in un’area simbolica della riconversione industriale parigina, tra Boulogne-Billancourt e Sèvres, Large ambisce a diventare un nuovo polo di riferimento per la scena artistica contemporanea internazionale.
Affidato alla direzione di Paula Aisemberg, il centro culturale aprirà il 17 ottobre con una grande mostra inaugurale curata da Cecilia Alemani, intitolata Imaginary Engine: From Masterpieces of the Collection Renault to Artists of Today, che metterà in dialogo le opere della collezione Renault con quelle di artisti contemporanei, con una particolare attenzione alle utopie industriali del Novecento.

Quando l’industria diventa arte: un’isola che prende il largo
Large si presenta come un centro ibrido dedicato alla scena artistica francese e internazionale. Il suo nome gioca su una doppia evocazione: da un lato l’idea di ampiezza, dall’altro l’espressione “prendre le large”, che suggerisce l’atto di prendere il largo verso nuovi orizzonti culturali. Con i suoi 5.000 metri quadrati — di cui 2.500 destinati alle esposizioni — il progetto prende forma all’interno di un edificio firmato dallo studio catalano RCR Arquitectes, vincitore del Premio Pritzker nel 2017, in collaborazione con l’agenzia CALQ.
L’apertura di Large si inserisce in una trasformazione più ampia e simbolica dell’Île Seguin. Per oltre un secolo, l’isola è stata dominata dalla presenza della fabbrica Renault, icona dell’industria francese e delle grandi dinamiche sociali del Novecento. Con la chiusura degli stabilimenti negli anni Novanta, questo paesaggio produttivo ha lasciato spazio a una lenta riconversione urbana e culturale. Oggi, il nuovo centro si inserisce nel progetto della Pointe des Arts: un complesso di 53.000 metri quadrati che ridisegna l’isola attraverso la cultura e i servizi, con un cinema Pathé da otto sale, un hotel da 230 camere, uffici, ristoranti e spazi commerciali. Da luogo della produzione industriale a spazio della produzione culturale, l’Île Seguin continua così a reinventare la propria identità.

Affacciato sulla Senna, Large si distingue come uno spazio dedicato alla scena artistica francese, con una vocazione internazionale ma saldamente ancorata al territorio. Più che un semplice centro espositivo, si configura come un dispositivo di produzione, esposizione e trasmissione culturale, pensato per accompagnare artisti emergenti e figure già consolidate attraverso mostre, commissioni e programmi pubblici. Come sottolinea Laurent Dumas, presidente del gruppo Emerige, Large «è un invito a cambiare prospettiva e ad ampliare i nostri orizzonti», ricordando come l’arte possa trasformare il nostro modo di leggere il mondo e debba quindi essere resa accessibile al maggior numero possibile di persone. In questa prospettiva, il centro ambisce a diventare un punto di riferimento nel panorama istituzionale parigino dedicato all’arte contemporanea, contribuendo alla ridefinizione dell’Île Seguin come uno dei principali poli culturali dell’area metropolitana.
L’automobile come mito, corpo e macchina sociale
Per la mostra inaugurale, il direttore Laurent Dumas sottolinea come sia stato «impensabile non rendere omaggio alla storia del luogo», in riferimento all’Île Seguin, storicamente legata al cuore produttivo della Renault ma anche a una stagione di intensa sperimentazione artistica. Alla fine degli anni Sessanta, infatti, il costruttore aveva avviato il programma Recherche, Art et Industrie, invitando artisti come Dubuffet, Arman, Erro, Tinguely, Rauschenberg e Vasarely a lavorare negli atelier, favorendo un dialogo diretto tra creazione artistica e savoir-faire industriale, all’origine di un’importante collezione aziendale.
Intitolata Moteur imaginaire (17 ottobre 2026 – 7 marzo 2027), la prima esposizione riunisce circa 120 opere di 55 artisti, di cui 50 provenienti dal Fonds Renault, a cui si aggiungono 17 nuove commissioni a artisti contemporanei. Secondo la curatrice Cecilia Alemani, il progetto si fonda sull’eredità simbolica delle fabbriche Renault ed esplora il mito dell’automobile come emblema di modernità e specchio delle trasformazioni sociali. La mostra propone così una lettura incrociata tra memoria industriale e immaginazione artistica, recuperando la vocazione sperimentale del sito.
«L’automobile appare qui come un potente simbolo di innovazione, progresso e libertà», spiega Cecilia Alemani, «ma anche come catalizzatore di trasformazioni tecnologiche, ambientali e sociali». In questa prospettiva, la fabbrica, il motore e la catena di montaggio diventano metafore per interrogare le tensioni tra individuo e collettività, tra produzione industriale e immaginazione.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni principali: Social Bodies, dedicata alle comunità del lavoro, alle memorie operaie e alle identità collettive (Leila Alaoui, Randa Maroufi, Clément Cogitore, Giulia Andreani, Mohamed El Khatib); Objects of Desire, che esplora il rapporto tra automobile, desiderio e costruzione dell’identità (Niki de Saint Phalle, Selma Selman, Kenneth Anger, Bianca Bondi, Oliver Beer); e infine The Human Machine, che indaga le trasformazioni legate all’automazione e al postumano attraverso le opere di Sara Sadik, Théo Mercier, Monira Al Qadiri, Valentin Ranger e Madeline Hollander.


