La Fundação de Serralves dedica a Jenny Holzer una delle mostre più attese della sua programmazione 2026. Intitolata Wrong Answers, l’esposizione sarà aperta dal 18 giugno al 1° novembre negli spazi del Museu e della Biblioteca di Serralves a Porto e rappresenta la prima grande personale dell’artista statunitense in Portogallo. Figura centrale dell’arte contemporanea internazionale, Holzer (1950) ha costruito la propria ricerca attorno al linguaggio come strumento di potere, controllo e resistenza. Da oltre quarant’anni le sue frasi, slogan e testi scorrono su pannelli luminosi, si imprimono sulla pietra, occupano facciate urbane e spazi pubblici, trasformando la parola in un dispositivo critico capace di interrogare la società contemporanea.

La mostra ripercorre l’evoluzione della sua pratica a partire dai celebri Truisms e Inflammatory Essays, fino alle opere più recenti, nelle quali il testo si confronta con temi quali censura, sorveglianza, guerra e manipolazione dell’informazione. In esposizione saranno presenti installazioni, sculture, dipinti, documenti rielaborati, insegne elettroniche e lavori che testimoniano il costante interesse dell’artista per il rapporto tra linguaggio e potere. Il progetto espositivo pone particolare attenzione ai processi di cancellazione e oscuramento del significato. Documenti governativi censurati, testi parzialmente occultati e opere distrutte o frammentate diventano strumenti per riflettere sul valore della parola in un’epoca caratterizzata dalla sovrabbondanza di immagini e informazioni. Secondo il museo, Wrong Answers esplora infatti la tensione tra il potere salvifico del linguaggio e la violenza insita nella soppressione delle idee e della libertà di espressione.


Prodotta dalla Fundação de Serralves e curata dal direttore del museo Philippe Vergne, l’esposizione si inserisce nel programma New Horizons, che nel 2026 porterà a Porto anche progetti dedicati a Frank Gehry, Lee Ufan, Anri Sala e alla Collezione Duerckheim. Serralves offre al pubblico portoghese l’occasione di confrontarsi con una delle voci più influenti dell’arte contemporanea internazionale, in una mostra che appare particolarmente attuale in un momento storico segnato da conflitti, disinformazione e crescenti tensioni sul controllo della narrazione pubblica.


