Una nuova battaglia legale riaccende il dibattito sulle restituzioni delle opere d’arte sottratte durante il periodo nazista. Patricia J. Leahy, che si presenta come unica erede diretta della famiglia Lieser, ha intentato una causa presso la Corte Suprema dello Stato di New York chiedendo la restituzione del celebre Portrait of Fräulein Margarethe Lieser, dipinto da Gustav Klimt nel 1917 e venduto nel 2024 dalla casa d’aste viennese Im Kinsky per 37,5 milioni di dollari. L’opera, considerata una delle ultime realizzate dall’artista austriaco prima della sua morte nel 1918, era scomparsa dalla circolazione pubblica dopo essere stata esposta a Vienna nel 1925. Per decenni il dipinto è stato ritenuto perduto, fino alla sua improvvisa ricomparsa nel 2024, quando è stato presentato sul mercato come una delle più importanti riscoperte nella storia recente dell’arte europea.
Secondo la denuncia, la famiglia Lieser – importante dinastia industriale ebraica viennese – perse gran parte dei propri beni in seguito alle persecuzioni naziste dopo l’Anschluss del 1938. Leahy sostiene di non essere stata adeguatamente coinvolta nel processo di identificazione degli aventi diritto e contesta le procedure adottate dalla casa d’aste e dagli attuali detentori dell’opera. La causa punta inoltre il dito contro la ricostruzione della provenienza del dipinto. La ricorrente afferma che il titolo dell’opera sarebbe stato modificato, eliminando il nome “Margarethe”, e che alcune informazioni relative alla sua storia collezionistica sarebbero state presentate in modo da rendere più difficile il riconoscimento del legame con la famiglia originaria. Accuse che, se confermate, potrebbero avere conseguenze rilevanti sul piano della restituzione e della proprietà.
Dal canto suo, Im Kinsky ha sempre sostenuto di aver agito nel rispetto dei Principi di Washington del 1998 sulle opere confiscate dai nazisti e di aver raggiunto un accordo «equo e giusto» con gli eredi identificati prima della vendita. Tuttavia, le controversie sulla provenienza dell’opera avevano già avuto ripercussioni sul mercato: nel 2025 l’acquirente che si era aggiudicato il dipinto decise infatti di ritirarsi dall’operazione a causa delle persistenti incertezze legate alla sua storia proprietaria. Il caso conferma quanto le questioni relative alle restituzioni restino uno dei nodi più delicati del mercato internazionale dell’arte. A oltre ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, molte opere sottratte durante le persecuzioni antiebraiche continuano a riemergere, aprendo nuove dispute tra eredi, collezionisti, istituzioni e operatori del mercato.



