Spazio In Situ racconta la periferia come laboratorio di linguaggi

La collettiva curata da Fulvio Chimento esplora i codici, i segnali e le forme di riconoscimento che attraversano Tor Bella Monaca

Zio Zio tutto a posto
Spazio In Situ
Opening: 13 giugno 2026

A dieci anni dalla sua fondazione, Spazio In Situ celebra il proprio percorso con ZIO ZIO tutto a posto, una mostra collettiva curata da Fulvio Chimento che riunisce gli artisti che hanno contribuito a definire l’identità dello spazio indipendente romano: Alessandra Cecchini, Marco De Rosa, Chiara Fantaccione, Andrea Frosolini, Daniele Sciacca e Guendalina Urbani. Il progetto trova sede nel nuovo spazio espositivo dell’associazione nel quartiere Malatesta-Pigneto, senza però recidere il legame con Tor Bella Monaca, luogo in cui il collettivo opera dal 2016 e che continua a rappresentare il principale terreno di ricerca e confronto.

La chiave interpretativa della mostra è il concetto di “lessico familiare”, richiamato esplicitamente dall’omonimo romanzo di Natalia Ginzburg. Se nel libro la riconoscibilità linguistica definisce l’identità di una famiglia, nel progetto di Spazio In Situ essa diventa uno strumento per indagare i sistemi di comunicazione che attraversano una comunità urbana. Il titolo della mostra nasce infatti da un’espressione utilizzata dalle “sentinelle” delle piazze di spaccio: “zio zio” segnala un potenziale pericolo, mentre “tutto a posto” comunica il ritorno alla normalità. Un codice essenziale, immediato, capace di generare appartenenza e riconoscimento.

Le opere in mostra sviluppano questa riflessione attraverso linguaggi differenti. Alessandra Cecchini realizza una serie di piccoli souvenir in cemento che trasformano luoghi simbolici di Tor Bella Monaca in reperti affettivi e archeologie contemporanee. Daniele Sciacca mette in relazione il tradizionale “ballo della pupa” abruzzese con i sistemi di segnalazione che regolano i traffici illeciti nelle periferie urbane, mentre Chiara Fantaccione costruisce una riflessione sonora sui meccanismi dell’allerta, ispirandosi ai richiami delle marmotte e alla sovrapposizione di codici animali, umani e tecnologici.

Il tema della comunicazione continua nei lavori di Marco De Rosa e Andrea Frosolini. Con Lo spione, De Rosa realizza un dispositivo che collega acusticamente due ambienti espositivi, rendendo udibili conversazioni e commenti dei visitatori. Frosolini, invece, affronta la questione della comunicazione non verbale attraverso un’opera che richiama il celebre codice Hanky, sistema di riconoscimento sviluppato nella comunità gay statunitense dagli anni Settanta. Completa il percorso la scultura di Guendalina Urbani, un passamontagna che oscilla tra visibilità e anonimato, rendendo tangibile il confine ambiguo tra identità e occultamento. Visitabile fino al 4 settembre, la mostra propone uno sguardo sulle dinamiche invisibili che regolano la vita collettiva, mostrando come parole, segnali e simboli possano trasformarsi in strumenti di appartenenza, resistenza e autodeterminazione.

info: Spazio In Situ

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