Leandro Erlich al Grand Palais: illusioni e vertigini del reale

Il Grand Palais presenta la prima grande mostra in Francia dedicata a Leandro Erlich, un percorso immersivo che mette in discussione la percezione del reale attraverso installazioni tra illusione e realtà

Dal 2 giugno al 6 settembre 2026, il Grand Palais ospita per la prima volta in Francia una grande mostra dedicata a Leandro Erlich: un percorso immersivo in cui il pubblico è invitato a muoversi tra installazioni che mettono in discussione i propri punti di riferimento, diventando parte attiva di ciò che osserva. Tra trompe-l’œil e situazioni che simulano il reale, l’artista indaga il nostro modo di percepire ciò che ci circonda, fino a rendere sempre più sottile il confine tra ciò che è e ciò che appare.

Come sottolinea l’artista: «La realtà e la percezione sono inseparabili per me. Trovo interessante che l’essenziale di ciò che chiamiamo realtà sia in realtà qualcosa che la società ha costruito». Il Grand Palais dedica all’artista argentino, nato a Buenos Aires nel 1973, la sua prima grande esposizione monografica in Francia, nell’ambito del programma estivo Grand Palais d’été. La mostra, curata da Fabrice Bousteau, critico d’arte e direttore di Beaux-Arts magazine, si sviluppa in tre gallerie del monumento parigino.

Leandro Erlich al Grand Palais: un’immersione nell’illusione

Nell’ambito del programma Grand Palais d’été, l’artista propone un’esperienza che mette in discussione la percezione del reale attraverso un percorso di 14 installazioni monumentali. Lo spazio si trasforma in un vero e proprio terreno di sperimentazione visiva e fisica. Barchi in levitazione, architetture capovolte, nuvole sospese o edifici ribaltati: ogni installazione gioca con l’illusione, i riflessi e le prospettive. Nulla è nascosto: i dispositivi sono visibili e dichiarati, invitando il visitatore a comprendere, testare e attraversare le opere.

Ideata con il curatore Fabrice Bousteau, la mostra pone il corpo al centro dell’esperienza. Più che guardare le opere, si tratta di attivarle e farne esperienza diretta. Il percorso invita il visitatore a oltrepassare le soglie del consueto per entrare in un universo in cui lo spazio quotidiano si trasforma in dispositivo di percezione. L’illusione non è più inganno, ma strumento conoscitivo; lo spettatore non osserva soltanto, ma partecipa e attiva l’opera, mettendo in crisi i propri riferimenti sensoriali. Come ricorda il comunicato del Grand Palais, l’architettura dell’ordinario diventa così un campo di sperimentazione poetica e concettuale. Si instaura un dialogo continuo tra ciò che crediamo stabile e ciò che appare instabile, tra esperienza museale e realtà vissuta, tra evidenza e dubbio. Ogni installazione produce un vero e proprio cortocircuito percettivo.

In «Elevator Maze» (2011), un sistema di ascensori e superfici riflettenti disorienta progressivamente il visitatore, alterando il senso dello spazio. In «Infinite Staircase» (2020), la scala infinita diventa un’esperienza di smarrimento controllato che interroga il rapporto con la realtà quotidiana. Opere come «Changing Rooms» (2008) e «Lost Garden» (2009) giocano sull’ambiguità tra dentro e fuori. Tra i suoi lavori più noti, «Window and Ladder – Too Late for Help» (2008) e «Shattering Door» (2009) trasformano oggetti quotidiani in narrazioni sospese tra ironia e inquietudine.

Tra architetture e percezione del reale

Di fronte all’opera «Bâtiment» (2004) di Leandro Erlich, una facciata apparentemente ordinaria diventa il teatro di un’esperienza spettacolare: i visitatori si sdraiano a terra mentre un grande specchio inclinato restituisce il loro riflesso come se stessero scalando l’edificio. L’effetto è un’illusione perfetta che prende forma solo attraverso la presenza del pubblico. Le fotografie che ne risultano circolano poi ampiamente sui social network.

Ascensori che non portano da nessuna parte, scalinate senza fine, case sospese in aria: le installazioni di Erlich non si limitano a essere osservate, ma si vivono. L’artista argentino si è fatto conoscere nel 2001 alla Biennale di Venezia, dove rappresentava l’Argentina con Swimming Pool. Oggi è nuovamente a Venezia con una mostra personale al Negozio Olivetti, fino al 22 novembre. Le sue opere, ormai presentate in numerose istituzioni internazionali, hanno ottenuto grande visibilità, come la mostra al Palazzo Reale di Milano nel 2023.

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