Fare l’Immateriale, alla Fondazione Lac o Le Mon arriva un workshop curato da Juan Sandoval

Al centro del progetto, la terra come elemento originario e strumento di riflessione sui processi di trasformazione che attraversano la pratica artistica e il nostro rapporto con l’ambiente

Dal 4 al 14 giugno la Fondazione Lac o Le Mon ospita l’undicesima edizione di Fare l’Immateriale, il workshop ideato e curato da Juan Sandoval che quest’anno invita i partecipanti a esplorare il rapporto tra essere umano e materia attraverso un percorso di ricerca, sperimentazione e lavoro collettivo. Al centro del progetto, la terra come elemento originario e strumento di riflessione sui processi di trasformazione che attraversano la pratica artistica e il nostro rapporto con l’ambiente.

Curato da Juan Sandoval, il workshop si conferma come uno spazio di ricerca in cui pratica artistica, riflessione ecologica e dimensione relazionale si intrecciano in un’esperienza condivisa. Al centro del percorso vi è la materia intesa non come semplice supporto, ma come interlocutrice attiva: un campo di possibilità attraverso cui interrogare il rapporto tra oggetto, processo e pensiero.

Il tema scelto per questa edizione si sviluppa attorno alle dinamiche dell’estrazione, della trasformazione, dell’utilizzo e dello scarto. Questioni che appartengono tanto alla produzione artistica quanto ai modelli economici e culturali contemporanei, e che vengono qui affrontate attraverso una pratica concreta e collettiva. I partecipanti saranno infatti coinvolti nella raccolta di terre provenienti dalle aree circostanti la Fondazione Lac o Le Mon, dando avvio a un percorso che dalla materia grezza conduce alla realizzazione di manufatti in argilla.

L’intero processo diventa occasione per osservare come la materia conservi tracce del territorio, della storia e delle relazioni che la attraversano. Le terre raccolte vengono modellate, trasformate e infine cotte in un forno artigianale costruito sul posto dagli stessi partecipanti. Un dispositivo che non rappresenta soltanto uno strumento tecnico, ma un momento di costruzione comunitaria e di trasmissione di saperi, dove il fare si intreccia con l’apprendere.

In questo contesto, il workshop assume i contorni di un laboratorio aperto sulla nozione stessa di trasformazione. La terra estratta dal paesaggio si converte in oggetto, l’oggetto in esperienza, l’esperienza in conoscenza condivisa. Un processo che richiama pratiche ancestrali e al tempo stesso apre interrogativi profondamente contemporanei sul rapporto tra essere umano e ambiente, tra produzione e responsabilità, tra permanenza e transitorietà.

Articoli correlati