L’artista del Padiglione austriaco alla Biennale Florentina Holzinger ora porta a Vienna una performance di nove ore

L’artista e coreografa austriaca, tra le protagoniste più discusse della Biennale 2026, presenta una monumentale azione performativa ispirata all’eredità dell’Azionismo Viennese

Dopo aver attirato l’attenzione internazionale con Seaworld Venice, una delle installazioni performative più commentate della Biennale di Venezia 2026, Florentina Holzinger ha inaugurato un nuovo e ambizioso progetto artistico a Vienna. L’artista e coreografa austriaca ha infatti presentato Pfingstspiel (Gioco di Pentecoste), una performance unica della durata di nove ore ospitata nel castello di Prinzendorf an der Zaya, storica sede legata all’artista Hermann Nitsch. L’evento, realizzato in collaborazione con il festival culturale Wiener Festwochen e con la Fondazione Nitsch, si inserisce idealmente nel percorso già avviato da Holzinger a Venezia, dove aveva affrontato temi come la crisi climatica, il turismo di massa e la capacità di resistenza collettiva attraverso una messa in scena immersiva e provocatoria.

A Vienna, l’artista ha proseguito la sua ricerca sui limiti fisici e simbolici del corpo, costruendo una performance caratterizzata da immagini spettacolari e fortemente teatrali. Tra le scene proposte figuravano un parapendista travestito da uccello in volo sopra il pubblico, veicoli distrutti da un monster truck e performer impegnati in azioni di forte intensità fisica, in una successione di quadri destinati a suscitare reazioni emotive e riflessioni profonde.

Holzinger è considerata una delle figure più radicali della performance contemporanea europea. Negli ultimi anni ha sviluppato un linguaggio artistico che combina danza, teatro, arti visive e prove di resistenza fisica, spesso utilizzando scenografie monumentali, macchinari industriali e la presenza del corpo nudo come strumenti espressivi. L’artista ha più volte dichiarato di sentirsi vicina, sul piano concettuale, all’eredità dell’Azionismo Viennese, il movimento nato negli anni Sessanta che utilizzava gesti estremi e provocatori per rompere convenzioni sociali e culturali. In questa prospettiva, l’impatto visivo delle sue opere non rappresenta un fine in sé, ma un mezzo per interrogare il pubblico su temi come la violenza, il controllo sociale e la libertà individuale.

Secondo Holzinger, la reazione di shock che spesso accompagna le sue performance mette in luce una contraddizione contemporanea: la società tende a scandalizzarsi davanti a corpi che scelgono autonomamente di sottoporsi a esperienze estreme, mentre appare spesso assuefatta alle forme di violenza che emergono quotidianamente nella realtà.