Fosbury Architecture e Claire Fontaine rendono il museo uno spazio di apprendimento

La GAMeC presenta a Palazzo della Ragione una piattaforma partecipativa che coinvolge anche altri artisti impegnati nella ricerca educativa

La GAMeC di Bergamo porta a Palazzo della Ragione Tabula Plena, il progetto espositivo e laboratoriale firmato da Fosbury Architecture e Claire Fontaine che trasforma la storica Sala delle Capriate in uno spazio dedicato all’apprendimento condiviso, alla partecipazione e alla riflessione critica. L’iniziativa si inserisce nel programma Pedagogia della Speranza, percorso promosso dal museo attorno ai temi dell’educazione come pratica di libertà e trasformazione sociale. Tabula Plena si configura come una piattaforma aperta al pubblico, costruita intorno al pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire. Al centro del progetto c’è l’idea che il sapere non venga trasmesso in modo verticale, ma costruito attraverso il dialogo, l’esperienza e la partecipazione attiva.

L’intervento progettato da Fosbury Architecture occupa lo spazio del Palazzo della Ragione con una grande struttura abitabile che richiama la superficie di una lavagna. L’installazione accoglie aree dedicate all’incontro, alla lettura e a tre laboratori permanenti gratuiti aperti a visitatori, scuole e famiglie. Il progetto è stato sviluppato anche attraverso il coinvolgimento di tredici classi di scuole bergamasche, che hanno contribuito alla realizzazione di segni grafici e configurazioni visive integrate nell’allestimento.

Accanto alla piattaforma laboratoriale si sviluppa l’intervento site-specific di Claire Fontaine, collettivo artistico fondato a Parigi nel 2004 da Fulvia Carnevale e James Thornhill. L’opera si compone di cinque sculture luminose sospese che riproducono emoji tratte dal linguaggio digitale contemporaneo. Attraverso simboli familiari come il pianeta Terra, lo smartphone e il pacco regalo, il progetto riflette sulle modalità con cui le tecnologie influenzano la percezione del mondo e le relazioni sociali.

Le emoji, normalmente inserite nel flusso rapido delle comunicazioni online, vengono qui trasformate in oggetti fisici e statici, diventando strumenti di riflessione sui meccanismi della connessione digitale, del consumo e dell’isolamento contemporaneo. L’intervento dialoga direttamente con il tema centrale della mostra: mettere in discussione automatismi e modelli consolidati di apprendimento e relazione.

Il progetto coinvolge inoltre artisti e collettivi impegnati nella ricerca educativa contemporanea. Numero Cromatico propone un laboratorio dedicato agli algoritmi e ai processi cognitivi; l’URPS di Sabrina D’Alessandro lavora sul recupero di parole rare e dimenticate; Adelita Husni Bey sviluppa invece un’attività centrata sulle contraddizioni e sui linguaggi dell’educazione scolastica. A completare il programma, incontri pubblici e momenti di approfondimento accompagneranno l’intera durata dell’iniziativa. Tra questi, il laboratorio dialogico Evidenze Comuni del collettivo svizzero microsillons, dedicato ai temi delle pedagogie critiche e delle pratiche collettive.

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