La luce scolpita di Pablo Atchugarry arriva alla GNAMC

La nuova mostra "Pablo Atchugarry: Scolpire la luce", a cura di Gabriele Simongini, è ospitata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea fino al 21 giugno

Pablo Atchugarry, artista uruguaiano di nascita (Montevideo, 1954) e italiano d’adozione, presenta alla GNAMC un dialogo tra le sue sculture e le opere del museo nella nuova mostra Pablo Atchugarry: Scolpire la luce a cura di Gabriele Simongini ed esposta nel museo romano fino al 21 giugno. Scolpendo la luce, sviluppa una ricerca in cui la materia diventa linguaggio e il tempo parte integrante del processo creativo. La sua poetica è segnata da un’idea di crescita e trasformazione continua: le forme evocano ciò che sta per emergere, come un processo di fioritura o di apertura. È uno scultore della “fioritura potenziale”, in cui il seme diventa pianta e la crisalide diventa farfalla.

Come spiega il curatore e storico dell’arte Gabriele Simongini, questa visione si lega anche al principio del gravitropismo: come il seme che, pur piantato sottosopra, si orienta verso l’alto seguendo una spinta naturale, così le opere di Atchugarry sembrano tendere alla luce e all’apertura.

Pablo Atchugarry: «L’arte è una forza trasversale, capace di riunire l’umanità»

 «L’arte è una luce» attraversa tutta la ricerca dell’artista. Attraverso la scultura, Atchugarry instaura un dialogo continuo tra materia e tempo, utilizzando materiali durevoli capaci di attraversare le epoche. Per il curatore Gabriele Simongini, «emerge una scultura profondamente positiva, fondata sull’idea di una vita che continua inevitabilmente a crescere e trasformarsi».

Lontano da una visione statica, Atchugarry concepisce l’arte come un processo vitale e in divenire: vive l’arte e la cultura in una dimensione quasi antica e totale, dividendo il suo tempo tra diversi luoghi di lavoro e creazione, viaggiando e seguendo personalmente il destino delle sue opere, fino al rapporto con i collezionisti. Per lui, ogni scultura è come un “figlio” da accompagnare anche dopo la sua nascita.

La materia diventa per l’artista una guida: «la materia indica la strada», e ogni opera rappresenta una nuova scoperta. Come ricorda lo stesso artista: « Oggi, dopo un periodo trascorso a Roma, sento il bisogno di tornare in studio per continuare a scoprire.»

La ricerca artistica: materia viva, pieghe e trasformazione dello sguardo

Il percorso espositivo riunisce circa cinquanta sculture, offrendo una panoramica ampia della ricerca di Pablo Atchugarry e ripercorrendo gli ultimi trent’anni della sua attività. Accanto ai celebri marmi, la mostra presenta anche opere in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, oltre a lavori in bronzo smaltato, alabastro e acciaio. 

Come osserva Gabriele Simongini, le sculture dell’artista cambiano completamente a seconda del punto di vista: «Se le guardate girandoci attorno, cambiano, si trasformano del tutto». Ogni opera richiede infatti una visione a 360 gradi, poiché una lettura frontale ne ridurrebbe la complessità. Pur evocando talvolta richiami alla tradizione e a un linguaggio quasi figurativo, le forme sono sempre reinventate e trasfigurate dalla sua ricerca.

Tra gli elementi centrali del suo lavoro emergono le “pieghe”, considerate un segno di intimità, in relazione sia al corpo sia alla materia, e capaci di rivelare ciò che è nascosto, invitando lo sguardo alla scoperta. Simongini sottolinea inoltre il metodo di creazione diretta: «Pablo Atchugarry non realizza disegni preparatori, ma lavora direttamente la materia, incidendo subito l’idea sul marmo prima di svilupparla con i suoi strumenti, in particolare dischi che gli permettono di scolpire le sue caratteristiche pieghe.»

L’artista non realizza disegni preparatori, ma lavora direttamente la materia, incidendo subito l’idea sul marmo prima di svilupparla con i suoi strumenti, in particolare dischi che gli permettono di scolpire le sue caratteristiche pieghe. Questo approccio genera opere potenti e organiche, presentate anche in contesti internazionali come la Biennale di Venezia del 2003, dove la sua ricerca si è intrecciata con temi legati alla pace, elemento centrale della sua poetica.

GNAMC: un dialogo tra collezione permanente e nuove acquisizioni

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea si arricchisce con una nuova opera di Pablo Atchugarry, destinata a entrare a far parte della collezione permanente. In questa occasione, l’artista donerà al museo un’importante scultura in marmo bianco, concepita appositamente per la GNAMC, mentre quattro sue opere dialogano eccezionalmente con capolavori della collezione permanente di Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. Come sottolinea la direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, la Galleria sta diventando sempre più un “mondo” in espansione, attraverso un percorso di aperture internazionali e acquisizioni mirate.

Secondo la direttrice: «Atchugarry incarna una rilettura della tradizione scultorea occidentale, a partire da Michelangelo, reinterpretata attraverso linguaggi contemporanei e influenze provenienti da culture diverse. Le sue opere combinano materiali tradizionali come marmo, bronzo e alabastro con tecniche e finiture che producono effetti di luce e superficie inediti, generando una nuova dimensione plastica tra classicità e contemporaneità.»

Renata Cristina Mazzantini ricorda inoltre come Atchugarry rappresenti un ponte con il Sud America,  contribuendo a colmare una lacuna significativa nella collezione del museo, fino a oggi priva di una presenza così strutturata di artisti sudamericani. L’acquisizione assume così un valore duplice, artistico e culturale, inserendosi in un dialogo continuo tra identità geografiche e pratiche contemporanee: « È sicuramente un arricchimento importante per la collezione, sia per la presenza internazionale, sia per la qualità dell’opera, sia perché testimonia questo dialogo continuo della Galleria ». La missione della GNAMC sia quella di documentare l’evoluzione dell’arte in relazione alla storia dello Stato italiano, facendo di ogni nuova acquisizione un processo vivo e in continua trasformazione all’interno del museo.

In questa prospettiva, le sculture di Atchugarry trovano una loro piena espressione: «Nelle sue sculture, la durezza del marmo si ammorbidisce: un fitto susseguirsi di fenditure “disciplinate” che solcano i volumi in profondità, ne sfalda la granitica compattezza. Creando ritmo e movimento attraverso l’alternarsi di luci e ombre, l’artista dona alle sculture allo stesso tempo rigore e levità» conclude Renata Cristina Mazzantini.

La mostra sarà visitabile fino al 21 giugno 2026. 

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