La Fondazione Pastificio Cerere di Roma inaugura il 14 maggio 2026 due mostre personali che attraversano immaginari profondamente diversi ma accomunati da una riflessione sul rapporto tra esperienza, percezione e costruzione del reale. Da un lato Lofoten Poems – Visions from the Deep North di Yngve Henriksen, a cura di Alessandra Mammì; dall’altro ULTRA FLAT di Alberto Maggini, curata da Gianlorenzo Chiaraluce. Entrambe saranno visitabili dal 15 maggio al 10 luglio 2026 negli spazi della fondazione romana. Con Lofoten Poems – Visions from the Deep North, Yngve Henriksen porta a Roma l’atmosfera rarefatta e potente dell’arcipelago norvegese delle Lofoten, luogo in cui l’artista vive e lavora e che alimenta da sempre la sua ricerca pittorica. Le opere nascono dall’osservazione dei paesaggi artici, segnati dall’alternanza radicale di luce e buio, dall’imponenza delle montagne e dalla fragilità della presenza umana. La pittura di Henriksen si colloca così in una zona sospesa tra figurazione e astrazione, trasformando impressioni personali e memorie in visioni intime e immersive.

La mostra raccoglie dipinti, disegni, taccuini, fotografie, libri e oggetti personali disposti come una wunderkammer contemporanea, restituendo al pubblico il processo creativo dell’artista. Completa il percorso un video realizzato con Kjell Ove Storvik, che segue Henriksen tra studio e paesaggio, mettendo in evidenza il legame profondo con gli ambienti estremi del Nord. Il progetto assume inoltre una dimensione culturale più ampia, proponendosi come spazio di dialogo tra Nord Europa e Mediterraneo attraverso temi come la memoria, la fragilità degli ecosistemi e l’adattamento ai territori estremi.


Di segno completamente diverso è ULTRA FLAT, il nuovo progetto di Alberto Maggini, che trasforma gli spazi espositivi in un ambiguo centro estetico immaginario. La mostra nasce come estensione del progetto editoriale Adore e mette in scena una riflessione sulla costruzione culturale della bellezza, sui rituali contemporanei del benessere e sui meccanismi simbolici che regolano il desiderio e l’immagine del sé. L’allestimento simula l’estetica asettica e artificiale di una spa contemporanea: lettini da trattamento, superfici lucide, luci fredde e strumenti tecnici convivono con sculture in ceramica policroma, video e installazioni, generando un ambiente immersivo a metà tra showroom, laboratorio biopolitico e spazio rituale. In questo scenario Maggini intreccia riferimenti alla cosmetica, alla pubblicità, alla storia dell’arte e all’immaginario camp, costruendo un’esperienza che oscilla continuamente tra ironia e critica sociale.



Il percorso espositivo si articola in quattro ambienti concepiti come stazioni simboliche di una trasformazione percettiva e sociale. Dietro la promessa rassicurante della cura di sé, ULTRA FLAT interroga infatti il rapporto tra bellezza e potere, mostrando come gli standard estetici siano prodotti culturali e ideologici più che valori naturali o universali. Le due mostre costruiscono così un dialogo inatteso ma coerente: Henriksen guarda alla natura estrema e alla dimensione contemplativa del paesaggio, mentre Maggini indaga gli artifici della contemporaneità e i dispositivi estetici che modellano identità e desideri. Due percorsi differenti che trasformano il Pastificio Cerere in uno spazio di confronto tra memoria, corpo, ambiente e immaginario contemporaneo.
info: Pastificio Cerere


