François Morellet, il genio inquieto dell’astrazione geometrica al Centre Pompidou-Metz

Il Centre Pompidou-Metz celebra uno dei più grandi innovatori dell’arte astratta del XX secolo, invitando il pubblico a lasciarsi sorprendere da un’opera che continua a destabilizzare lo sguardo

In occasione del centenario della nascita di François Morellet (1926-2016), figura imprescindibile e profondamente anticonvenzionale dell’astrazione geometrica, il Centre Pompidou-Metz dedica all’artista una grande retrospettiva dal titolo 100 pour cent Morellet. Un’esposizione monumentale, visitabile fino al 28 settembre 2026, che riunisce cento opere emblematiche e ripercorre oltre settant’anni di creazione, dal 1941 al 2016. 

Promossa dal Centre Pompidou in collaborazione con lo Studio Morellet, la galleria Mennour, che rappresenta l’artista, e numerose istituzioni partner, la mostra francese è la più completa mai realizzata fino a oggi sul maestro dell’arte astratta. 

L’arte dell’ordine e del disordine 

François Morellet è stato un artista unico nel suo genere: rigoroso e al tempo stesso ironico, matematico e giocoso, capace di trasformare la geometria in un territorio di sperimentazione visiva e mentale. Considerato uno dei principali rappresentanti francesi dell’astrazione geometrica, Morellet è anche colui che ne ha saputo destabilizzare i codici, introducendo nella precisione della forma una sottile dose di assurdo, di casualità e di humour.

Le sue opere dialogano idealmente con l’eredità di Francis Picabia e di Piet Mondrian, artisti che Morellet ammirava profondamente, ma reinterpretati attraverso una sensibilità neo-dadaista e una costante riflessione sui limiti della percezione. Nei suoi lavori, linee, griglie, neon e strutture seriali diventano trappole ottiche che confondono lo sguardo e invitano lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra logica e intuizione.

La scoperta dell’arte concreta

Il percorso espositivo si sviluppa nei 1.200 metri quadrati della Galerie 3 del Centre Pompidou-Metz e mette in luce la continua tensione tra ragione e déraison che attraversa tutta la produzione dell’artista.

Una data fondamentale nella carriera di Morellet è il 1950. Durante un viaggio in Brasile, a San Paolo, l’artista scopre le opere di Max Bill, architetto, designer, pittore e scultore svizzero considerato uno dei fondatori dell’arte concreta. Questo incontro estetico segna una svolta decisiva: Morellet abbandona progressivamente le sperimentazioni figurative degli anni Quaranta, ancora vicine allo spirito del movimento CoBrA, popolato da forme vegetali e figure zoomorfe, per dedicarsi a un’arte costruita su principi matematici, sistemi, moduli e variazioni.

Da quel momento, il caso e la regola convivono nella sua pratica artistica, dando vita a opere di straordinaria modernità, dove il rigore geometrico si intreccia con l’imprevisto. Con un viaggio cronologico tra pittura e neon, la retrospettiva accompagna il visitatore attraverso due grandi percorsi cronologici, dalle prime sperimentazioni pittoriche degli anni Quaranta, raramente esposte al pubblico, fino alle celebri installazioni luminose e ai neon barocchi degli anni 2010.  

Lungo l’esposizione emerge la capacità di Morellet di reinventarsi continuamente senza mai perdere il suo spirito provocatorio. L’ironia, infatti, rimane una componente essenziale del suo lavoro: dietro la perfezione delle linee e delle strutture seriali si nasconde sempre un gesto di libertà, una deviazione inattesa, un invito a non prendere troppo sul serio le regole dell’arte. Con 100 pour cent Morellet, il Centre Pompidou-Metz offre allora al pubblico l’occasione rara di riscoprire la portata storica e l’attualità di un artista che ha profondamente influenzato l’arte contemporanea europea.

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