Il mercato dell’arte internazionale continua a muoversi in un clima di forte instabilità dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che, lo scorso 20 febbraio, ha dichiarato incostituzionali i dazi commerciali introdotti unilateralmente dal presidente Donald Trump. La sentenza ha segnato un passaggio centrale nel dibattito sul commercio globale, riaffermando che il potere di imporre tariffe doganali appartiene al Congresso e non alla presidenza.
La Corte ha invalidato le misure adottate da Trump attraverso una legislazione emergenziale che gli aveva consentito di applicare dazi su larga scala verso numerosi Paesi, comprese le cosiddette tariffe “reciproche”. Una decisione che molti operatori del settore avevano interpretato come l’inizio di una possibile normalizzazione degli scambi internazionali.

L’effetto distensivo della sentenza, tuttavia, è durato poche ore. Lo stesso giorno, infatti, Trump ha annunciato un nuovo pacchetto di dazi fino al 15%, facendo ricorso a una diversa normativa straordinaria. Le nuove misure, formalmente temporanee e limitate a 150 giorni salvo proroga del Congresso, sono già finite al centro di nuove contestazioni legali da parte di diversi Stati americani.
Per il mercato dell’arte, la questione non è soltanto politica ma profondamente economica e logistica. Le continue oscillazioni normative stanno infatti complicando importazioni, spedizioni e pianificazione commerciale, soprattutto per antiquari, galleristi e mercanti che lavorano con opere e oggetti provenienti dall’Europa e dall’Asia.
Negli Stati Uniti molti operatori stanno rallentando gli acquisti internazionali in attesa di capire quale sarà il quadro definitivo delle tariffe. L’incertezza riguarda soprattutto il settore dell’arte decorativa e dell’antiquariato, dove non tutti gli oggetti beneficiano delle esenzioni previste per le opere considerate “materiali informativi”, categoria che comprende gran parte dell’arte contemporanea, dei libri rari e degli oggetti da collezione storici.

Più vulnerabili risultano invece mobili antichi, arti decorative e oggetti d’arredo, oggi esposti a costi doganali che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle importazioni. In molti casi, l’aumento delle spese di spedizione e delle tariffe sta già modificando le strategie commerciali di gallerie e antiquari, alcuni dei quali hanno ridotto drasticamente gli acquisti oltreoceano o scelto di operare esclusivamente sul mercato interno statunitense.
A pesare ulteriormente sul comparto sono anche i rincari dei trasporti internazionali, aggravati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dall’aumento dei costi energetici. Il risultato è un sistema che si trova a fronteggiare contemporaneamente inflazione logistica, instabilità normativa e contrazione della circolazione delle opere.
Il rischio, secondo diversi osservatori del settore, è che il mercato statunitense perda progressivamente attrattività per molti operatori europei, soprattutto nel segmento medio dell’antiquariato, dove margini economici già fragili vengono erosi da costi doganali e assicurativi sempre più elevati.


