C’è un momento, davanti al mare, in cui la superficie smette di essere superficie. L’acqua diventa ritmo, respiro, misura instabile del mondo. È da questa intuizione che prende forma WAVES, la prima mostra prodotta da Sanlorenzo Arts, presentata a Casa Sanlorenzo in occasione della Biennale di Venezia e visitabile dal 6 maggio al 28 giugno 2026.

Più che un’esposizione inaugurale, WAVES segna una dichiarazione di intenti. Sanlorenzo, Maison dello yachting riconosciuta per la sua capacità di coniugare artigianalità, innovazione e cultura del progetto, consolida con questa mostra un percorso avviato da anni nel dialogo con l’arte contemporanea. Non si tratta di una semplice estensione d’immagine, né di un gesto ornamentale: l’arte entra qui come struttura profonda dell’identità del brand, come campo di ricerca in cui design, tecnica e visione culturale trovano una comune grammatica.
Curata da Sergio Risaliti e Cristiano Seganfreddo, la mostra assume l’onda come figura primaria: fenomeno naturale, certo, ma anche principio filosofico, energia che attraversa corpi, materie, linguaggi. L’onda non è mai identica a se stessa. Si propaga, si trasforma, si spezza e ricompone; è movimento e misura, instabilità e armonia. In questo senso diventa metafora esatta del rapporto tra Sanlorenzo e il mare: un equilibrio non statico, ma continuamente negoziato, dove la precisione progettuale incontra l’imprevedibilità degli elementi.
«Per Sanlorenzo il mare non è un semplice scenario», afferma Massimo Perotti, Executive Chairman di Sanlorenzo. «È una condizione che ci ricorda costantemente che l’equilibrio non è mai statico, ma sempre dinamico. Costruire uno yacht significa dare forma alla precisione all’interno di un ambiente che, per sua natura, resiste all’immobilità». In questa tensione tra controllo e mutamento si colloca anche la pratica artistica: non come produzione di oggetti conclusi, ma come esercizio continuo di trasformazione.

Il percorso espositivo attraversa gli interni, il giardino e il ponte pedonale di Casa Sanlorenzo, costruendo un paesaggio sensibile in cui opere storiche e interventi contemporanei dialogano per affinità, risonanze, scarti. Al centro si trovano figure decisive del Novecento come Alexander Calder, Lucio Fontana e Fausto Melotti, artisti che hanno dissolto l’idea della scultura come presenza immobile, introducendo nella materia il tempo, il vuoto, la vibrazione dello spazio.
Calder porta con sé la leggerezza dinamica dei mobiles, quella capacità di rendere visibile l’aria attraverso il movimento. Fontana apre la superficie come soglia, trasformando il gesto in ferita cosmica, in accesso a una dimensione ulteriore. Melotti, con la sua misura lirica e musicale, costruisce invece un alfabeto fragile e insieme rigoroso, dove la scultura sembra farsi partitura. Come osserva Sergio Risaliti, questi artisti condividono un’intuizione radicale: la forma non è più un dato fisso, ma un organismo attraversato da forze.
Il dialogo prosegue con Tony Cragg, le cui sculture sembrano catturate nel pieno di una metamorfosi, come se la materia stesse ancora cercando la propria configurazione definitiva. Accanto a lui, Christine Safa lavora sul colore e sulla luce come campi atmosferici, superfici in dissolvenza dove l’immagine appare e scompare, trattenendo qualcosa dell’orizzonte, della memoria, dell’irraggiungibile.
La mostra si espande poi attraverso interventi site-specific che attivano l’architettura di Casa Sanlorenzo. Con ECHO, Marcello Maloberti trasforma il ponte pedonale in uno spazio di risonanza, un luogo di passaggio che diventa esperienza percettiva. Friedrich Andreoni interviene invece nel giardino attraverso suono, scultura ed elementi naturali, componendo un ambiente in cui l’opera non si limita a occupare lo spazio, ma lo mette in ascolto.

A dilatare ulteriormente il campo concettuale della mostra interviene l’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta, con contributi testuali che spostano lo sguardo dall’oceano al cosmo. Le onde non appartengono soltanto al mare: sono il linguaggio profondo dell’universo, attraversano la luce, il suono, la gravità, lo spazio-tempo. In questa prospettiva, WAVES diventa una meditazione sulla continuità invisibile tra ciò che percepiamo e ciò che ci supera, tra il movimento dell’acqua e quello delle stelle.
La dimensione sensoriale del percorso è amplificata da un paesaggio olfattivo realizzato in collaborazione con Xerjoff e ideato da Sergio Momo. La fragranza scelta, Uden Overdose, con note agrumate, ambrate e ozoniche, introduce una traccia marina ulteriore, sospesa tra profondità e superficie. L’olfatto diventa così parte della drammaturgia espositiva, un elemento capace di evocare ciò che sfugge alla visione ma resta inciso nella memoria.
Ambientata a Venezia, città che più di ogni altra conosce la dialettica tra fragilità e resistenza, WAVES assume un valore quasi emblematico. La laguna, con il suo equilibrio precario, diventa il contesto ideale per una mostra che riflette sulla trasformazione come condizione dell’esistenza. L’acqua non è qui soltanto tema o metafora: è metodo, pensiero, ritmo interno.
Con questa prima produzione, Sanlorenzo Arts inaugura dunque un nuovo capitolo nel percorso culturale della Maison. Un capitolo che intreccia arte, scienza, design, tecnologia e sostenibilità, confermando l’ambizione di Sanlorenzo non solo come interprete dell’eccellenza manifatturiera italiana, ma come soggetto attivo nel dibattito culturale contemporaneo.
WAVES è visitabile dal 6 maggio al 28 giugno 2026 presso Casa Sanlorenzo, Dorsoduro 123, Venezia, dal mercoledì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.00. Main partner della mostra, insieme a Xerjoff per il paesaggio olfattivo, sono Glauk per il soundscape e AON.


