Guglielmo Maggini, Nel tuo affondare, la mia forma
dal 12 maggio al 10 luglio 2026
Opening: 12 maggio 2026 (18-21)
z2o Sara Zanin – via Alessandro Volta 34, Roma
Negli spazi di z2o Sara Zanin, a Roma, Guglielmo Maggini presenta Nel tuo affondare, la mia forma, seconda mostra personale a cura di Giuseppe Armogida. Un progetto che si misura con l’architettura della galleria come con un corpo vivo, articolando un percorso unitario costruito su un nucleo di opere inedite realizzate tra il 2025 e il 2026.
Fin dal titolo, la mostra si offre come una dichiarazione di poetica: un movimento discendente — l’affondare — che non coincide con la perdita, ma con una possibilità generativa. La materia, qui, si presenta come un territorio di passaggio, attraversato da tensioni e stratificazioni. Ceramica e resina si intrecciano in un dialogo serrato, mentre l’introduzione del vetro apre a nuove traiettorie, rendendo visibile una qualità già latente nella pratica dell’artista: quella liquidità formale che sfugge alla definizione e tende continuamente a trasformarsi.


Al centro del progetto si colloca un intreccio concettuale tra eredità e naufragio. Due poli solo apparentemente opposti, che Maggini mette in relazione attraverso un gesto scultoreo che è al tempo stesso fisico e simbolico. La ceramica diventa così una soglia da attraversare, un medium che conserva tracce e memoria ma che, al contempo, si presta a essere riscritto. Il riferimento alla tradizione — in particolare a quella novecentesca, da Lucio Fontana in avanti — non si traduce mai in citazione diretta, ma in una assimilazione profonda, quasi organica, che restituisce al passato una nuova vitalità.
Questa tensione si manifesta anche sul piano tecnico. L’introduzione della maiolica e del lustro d’oro a terzo fuoco segna un ampliamento del linguaggio, in cui la dimensione pittorica si innesta nella materia stessa, dissolvendo i confini tra superficie e volume. Parallelamente, cresce l’attenzione per la dimensione installativa: la scultura si espande, invade lo spazio, lo modella e ne viene a sua volta trasformata.
Il risultato è un ambiente immersivo, in cui lo spettatore è chiamato a entrare in relazione attiva con le opere. Lo spazio espositivo non è più semplice contenitore, ma diventa parte integrante del processo artistico, un volume plastico e percettivo che coinvolge il corpo e la sensibilità. In questo senso, il lavoro di Maggini si colloca in una linea di ricerca che guarda alla scultura come esperienza relazionale, capace di modificare la percezione e di attivare nuove forme di consapevolezza.



