Francesca Cornacchini, The Void Is Practice
Dal 14 maggio al 10 luglio 2026
Opening: giovedì 14 maggio dalle 18:00 alle 20:00
La Nuova Pesa | Via del Corso, 530 – 00186 Roma
Negli spazi della Galleria La Nuova Pesa di Roma, The Void Is Practice dell’artista Francesca Cornacchini, si presenta come un progetto espositivo che affronta uno dei concetti più complessi e stratificati del pensiero contemporaneo: il vuoto. Lontano da ogni interpretazione riduttiva che lo assocerebbe alla mancanza o al nulla, il vuoto viene qui inteso come pratica, ovvero come processo attivo capace di generare senso, esperienza e relazione. La mostra si sviluppa come un percorso immersivo e al tempo stesso rarefatto, in cui le opere non si impongono allo sguardo ma richiedono un tempo di attenzione e ascolto. Il visitatore è invitato a sospendere le consuete modalità di fruizione, abbandonando la ricerca immediata di significato per entrare in una dimensione più sottile. Le opere in mostra – pur nella loro eterogeneità di media e approcci – condividono una tensione verso l’invisibile, verso ciò che si sottrae alla rappresentazione diretta. Spesso si tratta di interventi minimi, di gesti quasi impercettibili che modificano lo spazio espositivo senza saturarlo.

La luce, il suono, la materia e il vuoto stesso diventano elementi attraverso cui costruire un’esperienza che non è mai completamente afferrabile, ma che si dà nel tempo e nella relazione. Un aspetto centrale della mostra è proprio questa dimensione relazionale. Il vuoto non esiste come entità autonoma, ma emerge nella relazione tra gli elementi: tra le opere, tra lo spazio e il corpo, tra il visibile e l’invisibile. In tal modo, la galleria si trasforma in un ambiente dinamico, in cui ogni esperienza è unica e irripetibile, determinata dall’interazione tra i diversi fattori in gioco. In un momento storico segnato da una costante saturazione visiva e informativa, il progetto assume anche una valenza politica. Praticare il vuoto significa creare uno spazio di sospensione, sottrarsi temporaneamente alle logiche della produttività e dell’accumulazione per recuperare una dimensione più consapevole e critica dell’esperienza.


