Eva & Franco Mattes a Venezia raccontano il web che ci manipola

Il duo italiano porta in Biennale una mostra che svela i meccanismi emotivi e algoritmici alla base della cultura digitale contemporanea

In concomitanza con la Biennale Arte 2026, Venezia ospita RAGE BAIT, il nuovo progetto di Eva & Franco Mattes, tra i più influenti artisti della cultura di rete. Promossa da Autotelic Foundation e curata da Nadim Samman e Luisa Haustein, la mostra si sviluppa tra Palazzo Franchetti e Le Cabanon alla Giudecca, dal 6 maggio al 30 giugno 2026, configurandosi come uno degli interventi più incisivi sul rapporto tra arte, tecnologia e società contemporanea. Il titolo riprende un termine ormai centrale nel lessico digitale: “rage bait”, ovvero contenuti progettati per suscitare indignazione e reazioni viscerali prima ancora di qualsiasi elaborazione critica. Su questa dinamica si costruisce l’intero impianto della mostra, che indaga come la provocazione sia diventata una componente strutturale delle piattaforme online, ottimizzate per massimizzare l’engagement e trasformare emozioni e conflitto in valore economico.

Attraverso installazioni, video e sistemi di intelligenza artificiale, i Mattes mettono in scena un ambiente immersivo che riflette sulle logiche algoritmiche e sui processi di automazione culturale. In questo ecosistema, utenti, piattaforme e algoritmi si alimentano reciprocamente in un ciclo continuo, dando vita a una realtà in cui l’indignazione non è più un effetto collaterale, ma una risorsa programmata. Uno dei nuclei centrali della mostra è Cursed Cat (in the Dataset) (2025), un progetto basato su un modello linguistico addestrato esclusivamente su immagini di una singola scultura: un gatto nero deformato, sospeso tra espressione di rabbia e trionfo. Il sistema genera continuamente nuove varianti visive e testuali, diffuse online con l’intento dichiarato di “alterare l’immaginazione dell’AI”, trasformando la figura del gatto in una sorta di fantasma persistente nei dataset e nei modelli generativi. L’opera interroga anche il cosiddetto “effetto Eliza”, ovvero la tendenza umana ad attribuire empatia e coscienza ai sistemi digitali, evidenziando le implicazioni emotive di questa relazione.

Nella sede della Giudecca, la video-installazione But I Love Human (2025) amplia ulteriormente la riflessione, presentando piattaforme come TikTok come nuove catene di montaggio, in cui non è più soltanto il lavoro a essere automatizzato, ma la costruzione stessa dell’identità individuale. L’allestimento a Palazzo Franchetti accentua questa lettura, trasformando gli ambienti storici in una scenografia quasi industriale fatta di elementi prefabbricati, cavi e strutture modulari, a sottolineare il contrasto tra superficie estetica e profondità etica che caratterizza la cultura digitale. Da oltre vent’anni Eva & Franco Mattes indagano le zone d’ombra della vita online, anticipando molte delle questioni oggi al centro del dibattito contemporaneo.

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