Strutture Impermanenti
dal 12 maggio al 26 giugno
Opening: 12 maggio
Ex Elettrofonica – Vicolo Sant’Onofrio 10, Roma
Martedì 12 maggio 2026, gli spazi della galleria si aprono al pubblico per l’inaugurazione di Strutture Impermanenti, una mostra collettiva che riunisce lavori inediti di Sergio Breviario, Agostino Iacurci, Elena Mazzi, Julie Polidoro e Guendalina Salini. Il progetto nasce attorno a un oggetto tanto antico quanto sfuggente: il paravento, presenza discreta ma carica di significati, capace di attraversare epoche e culture senza mai fissarsi in una forma definitiva.
A metà strada tra elemento architettonico, oggetto funzionale e opera artistica, il paravento si sottrae a qualsiasi definizione rigida. La sua stessa struttura, composta da pannelli che si piegano e si sostengono a vicenda, mette in discussione ogni idea di stabilità. Non è mai completamente fermo, né del tutto aperto o chiuso: esiste in una condizione intermedia, mobile, continuamente ridefinita. Anche i materiali, le scelte formali e i rimandi simbolici contribuiscono a moltiplicare le possibili letture, aprendo percorsi che spesso divergono in modo radicale.

Questa natura ambigua e stratificata è stata al centro di numerose riflessioni, come quelle del curatore Nicholas Cullinan, che ha descritto la storia dei paraventi come un intreccio di migrazioni culturali, contaminazioni tra discipline e giochi di visibile e invisibile. Non semplici oggetti, dunque, ma dispositivi liminali: soglie che separano e al tempo stesso mettono in relazione, capaci di dissolvere le gerarchie tra arte, architettura e design.
Il titolo della mostra, Strutture Impermanenti, richiama proprio questa dimensione provvisoria. Il paravento non stabilisce mai un confine definitivo: delimita uno spazio, ma lo fa in modo reversibile, temporaneo. È una barriera che può essere spostata, richiusa, riconfigurata. In questo senso, il riferimento al pensiero di Jean-François Lyotard – che già alla fine degli anni Settanta rifletteva sulla necessità di ripensare il concetto di limite – appare particolarmente significativo. Il confine, oggi, non è più una linea invalicabile, ma una zona porosa, attraversabile, in cui si intrecciano relazioni e significati.

In un contesto contemporaneo segnato da fluidità e trasformazione, il limite assume così un valore nuovo: non più ostacolo, ma spazio di negoziazione. È il punto in cui l’individuo incontra l’altro, dove separazione e contatto convivono. Il paravento, con la sua presenza discreta e mutevole, diventa allora una metafora potente di questa condizione. Un oggetto che protegge e nasconde, ma anche che invita a guardare oltre, a spostarsi, a cambiare prospettiva.
Attraverso le opere esposte, Strutture Impermanenti non si limita a reinterpretare un motivo decorativo della tradizione, ma lo trasforma in uno strumento di indagine sul presente. I lavori degli artisti in mostra dialogano tra loro come pannelli di un unico grande paravento concettuale: si aprono, si chiudono, si riflettono reciprocamente, offrendo al visitatore un’esperienza fatta di passaggi, interruzioni e continue possibilità di attraversamento.



