C’è un modo di guardare Venezia che continua a consumarla come immagine, e un altro che prova invece ad attraversarla come organismo vivo. KUNSTHAUS PARADISO. abitare Venezia, progetto ideato e curato da Caroline Corbetta e presentato da Venice International Foundation, sceglie con decisione la seconda via. Dal 4 al 31 maggio 2026, in concomitanza con l’apertura della 61. Biennale Arte, Palazzo Molin Querini, affacciato sul Canal Grande, diventa per la prima volta una piattaforma artistica partecipata: non un semplice spazio espositivo, ma una casa abitata che accoglie opere, incontri, performance, conversazioni e momenti conviviali.
Il punto di partenza è tanto semplice quanto radicale: abitare. In una città spesso attraversata più che vissuta, dove la pressione del turismo e lo spopolamento hanno trasformato la residenza in una questione culturale prima ancora che urbanistica, l’abitare diventa un gesto critico. Non si tratta di occupare simbolicamente Venezia, ma di restituire centralità a chi la vive, la studia, la attraversa quotidianamente con pratiche artistiche e di ricerca. Come afferma Caroline Corbetta, «in una Venezia che perde residenti, abitare diventa un gesto politico e un modo per parlare da dentro la sua fragilità».
KUNSTHAUS PARADISO nasce così come una “casa nella casa”, dove la convivialità non è accessorio mondano, ma metodo curatoriale. La relazione tra artisti, curatori, ricercatori, artigiani, musicisti, scrittori e pubblico diventa parte integrante dell’opera complessiva. Il progetto mette in dialogo oltre cinquanta artisti contemporanei italiani e internazionali attivi a Venezia, componendo una geografia fluida della scena locale: dinamica, diffusa, spesso laterale rispetto ai grandi riflettori, eppure decisiva per comprendere l’identità contemporanea della città.
Le radici dell’iniziativa affondano nel Padiglione Crepaccio – I Veneziani, progetto del 2013 anch’esso ideato da Corbetta e dedicato ai giovani artisti veneziani. KUNSTHAUS PARADISO ne rappresenta una possibile evoluzione: dal gesto puntuale alla costruzione di un presidio culturale temporaneo, capace però di indicare una visione di lungo periodo. In questo senso, la committenza di Venice International Foundation, in collaborazione con Havas Arte e Cultura e con il sostegno di Brunello Cucinelli s.p.a. e Banca Ifis, assume un valore programmatico: sostenere la scena contemporanea non come episodio, ma come tessuto di relazioni, responsabilità e continuità.
La presidenza di Katia Da Ros segna per Venice International Foundation un nuovo corso, sintetizzato nell’idea di “rebirth and protect”: proteggere il patrimonio, ma anche attivare nuove energie. Venezia, in questa prospettiva, non è solo città da custodire, ma laboratorio da alimentare. La tutela non coincide con l’immobilità; al contrario, trova senso quando permette al presente di produrre nuove forme, nuovi linguaggi, nuove comunità.
In questa direzione si inserisce anche la collaborazione con Havas Arte e Cultura, chiamata ad accompagnare il posizionamento culturale e la strategia di comunicazione del progetto. «Con Havas Arte e Cultura abbiamo scelto di affiancare Venice International Foundation perché ne condividiamo la visione di dare valore a progetti capaci di tenere insieme patrimonio, contemporaneo e impatto culturale», dichiara Caterina Tonini, CEO Havas Creative Network Italy e Co-Founder, CEO Havas PR Milan. Parole che individuano nella comunicazione non un semplice apparato promozionale, ma uno strumento di connessione tra istituzioni, imprese e comunità.
Il titolo stesso, KUNSTHAUS PARADISO, lavora su una tensione fertile. Da una parte la Kunsthaus, casa dell’arte e luogo di legittimazione; dall’altra il Paradiso, promessa, desiderio, immaginario. A Venezia, però, il Paradiso è anche memoria concreta: il riferimento al leggendario Caffè Paradiso ai Giardini della Biennale evoca una storia di incontri informali, conversazioni, alleanze e visioni nate ai margini dei protocolli ufficiali. È proprio questa soglia tra istituzione e informalità, tra visibilità e sotterraneità, che il progetto sembra voler abitare.

La scelta del momento non è casuale. Durante la Biennale, Venezia diventa il centro del mondo dell’arte, ma la scena che vive la città tutto l’anno rischia spesso di rimanere in ombra. KUNSTHAUS PARADISO interviene in questo scarto, offrendo uno spazio di emersione a un ecosistema che comprende artisti, spazi indipendenti, poli accademici, saperi artigianali e pratiche di ricerca. Anche il piano digitale, attraverso l’account Instagram @kunsthausparadiso, amplia questa dimensione processuale, documentando attività e conversazioni in tempo reale.
Tra gli artisti coinvolti figurano, tra gli altri, Giorgio Andreotta Calò, Carolina Raquel Antich, Thomas Braida, Michele Bubacco, Daria Dmytrenko, Silvia Giordani, Lorenzo Vitturi, Qi Zhang, insieme a una costellazione ampia di presenze che restituisce l’immagine di una Venezia tutt’altro che musealizzata. Una città dove il passato non è fondale, ma materia viva; dove la stratificazione storica può ancora nutrire forme impreviste di contemporaneità.
KUNSTHAUS PARADISO non promette di risolvere le contraddizioni veneziane. Piuttosto, le abita. E proprio in questo gesto risiede la sua forza: trasformare una casa sul Canal Grande in un luogo di ascolto, prossimità e produzione culturale, restituendo alla parola “abitare” la sua densità politica, poetica e civile.


