Tra pornografia, scienza e futuro: il Padiglione Danese alla Biennale 2026

Un ambiente immersivo che mette in tensione cultura visiva e processi biologici, interrogando il modo in cui immagini e tecnologia stanno ridefinendo il presente

Il Padiglione Danese alla 61ª Biennale di Venezia (9 maggio – 22 novembre 2026) presenta Things to Come, progetto dell’artista Maja Malou Lyse curato da Chus Martínez. Più che una mostra, il padiglione si configura come un dispositivo che mette in tensione alcuni dei territori più ambigui del presente: immagini, corpo e tecnologia, intrecciando senza filtri scienza, finzione e pornografia.

Il titolo, ripreso dal film del 1936 tratto da H. G. Wells, viene qui svuotato della sua dimensione futuristica per essere riattivato nel presente. Il punto di partenza è volutamente destabilizzante: ricerche recenti suggeriscono che l’esposizione a stimoli sessuali virtuali possa incidere su processi biologici come la fertilità. Un dato che Lyse non tratta come curiosità scientifica, ma come sintomo di una trasformazione più profonda, in cui le immagini smettono di essere rappresentazioni e iniziano a operare direttamente sul corpo.

In questo senso, il calo globale della fertilità maschile diventa meno un dato clinico e più un segnale culturale. Things to Come lo assume come metafora di un sistema in crisi, in cui ambiente, relazioni e forme di intimità appaiono sempre più fragili e mediate. Il rischio, però, è che questa lettura resti sospesa tra provocazione e suggestione, senza chiarire fino in fondo la propria posizione.

Il padiglione, sviluppato con lo studio Common Accounts e il collettivo DIS, costruisce un ambiente immersivo dove immagini erotiche, linguaggio scientifico e narrazione speculativa collassano l’una nell’altra. L’effetto è volutamente disorientante: lo spettatore è chiamato a muoversi in uno spazio in cui non è più chiaro cosa sia documento, finzione o simulazione. Le immagini non rappresentano, ma agiscono – o almeno rivendicano di farlo – come tecnologie capaci di produrre effetti reali.

Resta aperta la domanda su quanto questa strategia riesca davvero a superare il livello della fascinazione estetica. In un contesto saturo di immagini, tra pornografia digitale, intelligenza artificiale e simulazione, il rischio è che anche la critica finisca per replicare le stesse logiche che intende interrogare.

Classe 1993, Maja Malou Lyse è la più giovane artista a rappresentare la Danimarca alla Biennale. La sua ricerca, da sempre centrata su sessualità, potere e cultura visiva, trova qui una forma più ambiziosa ma anche più esposta. Con Things to Come, il Padiglione Danese si inserisce nel quadro curatoriale della Biennale diretta da Koyo Kouoh con un progetto che evita letture rassicuranti, ma che proprio per questo lascia emergere tutte le ambiguità del presente.