MACRO 2026: una stagione corale all’insegna della multidisciplinarietà

Le nuove mostre restituiscono la varietà delle pratiche artistiche contemporanee, confermando il MACRO come come luogo privilegiato di accoglienza e confronto

Oggi al MACRO è stato presentato il primo ciclo di mostre della programmazione 2026, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, su progetto della Direttrice Artistica Cristiana Perrella.

I progetti presentati, diversi per approccio e linguaggio, restituiscono un panorama variegato delle pratiche contemporanee e mettono in evidenza la direzione del museo: offrire uno spazio aperto a più voci, capace di accogliere e mettere in relazione esperienze artistiche differenti. «Questo primo ciclo riflette la volontà di lavorare su una pluralità di pratiche capaci di attraversare e mettere in relazione linguaggi diversi – spiega Cristiana Perrella – dalla videoarte alla letteratura, dal suono alla ricerca teorica. Il museo si configura così come uno spazio che non semplifica il presente, ma lo rende attraversabile, accogliendone la complessità come condizione necessaria per costruire nuove forme di esperienza e condivisione».

Hito Steyerl, Mechanical Kurds, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska – OKNO studio. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. © Hito Steyerl By SIAE

Come sottolinea la direttrice, il programma della stagione presenta una marcata impronta al femminile. In questo contesto si colloca Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, fulcro del ciclo espositivo. Il lavoro indaga criticamente il rapporto tra intelligenza artificiale, lavoro digitale e scenari geopolitici contemporanei, mettendo in luce ciò che spesso resta invisibile nei processi tecnologici: corpi, territori e tensioni. «L’opera porta al centro l’esperienza dei cosiddetti “lavoratori fantasma”, impegnati nella classificazione di immagini per l’intelligenza artificiale. Attraverso questo sguardo, l’artista rivela come alla base dell’IA contemporanea si trovino ancora lavori invisibili e condizioni di forte precarietà, che riguardano tanto le persone coinvolte quanto le infrastrutture materiali e digitali su cui questi sistemi si fondano».

Hito Steyerl, Mechanical Kurds, 2025 © Hito Steyler By SIAE

Accanto a questa proposta, la mostra Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, ripercorre la storia del principale premio letterario italiano, mettendolo in relazione con i cambiamenti culturali e linguistici del Paese e restituendolo come punto di osservazione privilegiato sulla produzione narrativa contemporanea. «Abbiamo pensato il progetto come un’esperienza stratificata e immersiva – spiega Maria Luisa Frisa – in cui il pubblico possa entrare e farsi guidare dentro un racconto più ampio, costruito attraverso persone, libri e visioni».L’allestimento infatti si sviluppa come una sorta di archivio narrativo: una “biblioteca ideale” che raccoglie oltre mille volumi dal 1947 a oggi, al cui centro è posta una ricostruzione fedele del salotto Bellonci grazie a oggetti e materiali originali provenienti da Casa Bellonci, restituendo così la complessità di un luogo simbolico della vita letteraria italiana.

Premio Strega. Seggio divoto,1952

La programmazione comprende anche la quattordicesima edizione di SHE DEVIL, storica rassegna di videoarte al femminile ideata da Stefania Miscetti, ospitata nella nuova sala video del museo, all’interno dell’area dedicata all’immagine in movimento e al suono negli spazi dell’ex Birreria Peroni. Pensata come un dispositivo collettivo e in evoluzione, dedicato alle pratiche del video e del film d’artista in ambito femminista, capace di restituire la varietà degli sguardi contemporanei, la rassegna presenta una selezione ampia e trasversale di lavori che affrontano il tema della paura nelle sue molteplici declinazioni, tra esperienza individuale e dimensione sociale e politica.

SHE DEVIL, Helen Anna Flanagan & Josephin Arnell, Blood Sisters, 2020, still video

A questa costellazione si unisce Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, esposizione curata da Andrea Cortellessa. A trent’anni dalla sua scomparsa, il lavoro propone un percorso dentro la ricerca poetica della donna attraverso materiali sonori e documentari, riportando al centro la voce come luogo di espressione e come strumento di esplorazione del linguaggio. Il progetto si sviluppa in due momenti successivi: la prima fase, dal 29 aprile al 28 giugno, si concentra sulla rielaborazione dei materiali audio della serie Con l’Ascia Dietro le Spalle. Dieci Anni Senza Amelia Rosselli, realizzata da Andrea Cortellessa per il “Terzo anello” di Radio 3 RAI nel 2006. A partire dal 29 giugno, il programma prosegue invece con la lettura integrale di Impromptu, approfondendo ulteriormente il lavoro poetico dell’autrice. «La mostra restituisce la forza della voce di Rosselli – spiega Cortellessa – che considerava il suono uno strumento musicale, in grado di creare ed abitare lo spazio».

Amelia Rosselli

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