Claire Fontaine arriva in Svizzera con una mostra di pittura senza quadri

A Winterthur un ambiente immersivo tra giornali e emoji per riflettere su informazione, linguaggio e semplificazione nell’era digitale

Il Kunst Museum di Winterthur fa spazio al collettivo artistico Claire Fontaine che allestisce due sale, rompendo con la linea temporale della collezione del museo e riportando bruscamente alla realtà, con Sugar Free. Il ritmo della camminata è interrotto dall’opera Migranti (2022): 144 limoni di plastica, distribuiti in modo sparso sul pavimento, obbligano i visitatori a fare attenzione ai loro passi. L’installazione racconta la decontestualizzazione che patiscono i migranti vivendo in una terra che non è la loro, sforzandosi di appartenere a un luogo di abitudini e tradizioni straniere.

Gli altri lavori esposti raccontano il metodo e l’obiettivo degli artisti tra appropriazione, reinterpretazione e critica sociale. In L.G.B.T.Q. (2017) e Is it Cake? (2024) rileggono in chiave moderna L.H.O.O.Q. e Fountain, due opere di Marcel Duchamp, ispirandosi a tematiche gender e all’influenza dei social sulla quotidianità. 

Quest’ultimo è il tema centrale della seconda sala dove i visitatori vengono catapultati all’interno dello schermo di uno smartphone. Sul pavimento è stata installata Newsfloor (2025) che consiste nel rivestire la superficie con intere pagine di quotidiani, sostituendo il concetto di White Cube con uno spazio immersivo e coinvolgente. L’opera è stata proposta in diverse occasioni, ogni volta con articoli di provenienza e contenuto inerenti al luogo e alle tematiche delle mostre. Gli artisti si ispirano a una fotografia scattata da Robert Capa nel 1949 che coglie il pittore Henri Matisse al lavoro nel suo studio tappezzato di giornali. 

Alle pareti sono appese sedici scatole luminose che rappresentano alcune tra le emoji più ricorrenti nella comunicazione digitale di tutti i giorni. Il loro utilizzo ha velocizzato le conversazioni ma anche semplificato le emozioni che vengono ridotte a un semplice simbolo grafico. Quanto tempo si guadagna con il loro utilizzo e quanto calore umano si perde? Ma anche informazione, interesse e originalità. Il collettivo artistico porta alla riflessione ingigantendo questi simboli trasformandoli in icone, creando così grande distanza e contrasto con gli articoli a terra che diventano un tappeto da calpestare. Il messaggio arriva forte agli spettatori che entrano in questa sala: oggi non si leggono più le notizie, si resta in superficie reagendo a titoli acchiappa like con reazioni veloci.

Claire Fontaine definisce questa come la loro “prima mostra di pittura senza quadri” infatti le immagini delle scatole luminose sono state ridipinte dagli artisti come un ritratto degli originali e poi trasferite in digitale poiché le emoji, nel processo di ingrandimento, risultavano pixellate. Dando una forma fisica al linguaggio digitale gli artisti decontestualizzano, reinterpretano e, ancora una volta, trasformano l’ordinario in qualcosa di straordinario, elevando un elemento di uso comune a opera d’arte. Lo spazio espositivo della sala diventa un amplificatore della critica alla società moderna dove la semplificazione porterà a un’ignoranza culturale, alla perdita totale di empatia e alla omologazione.

Le opere selezionate per Sugar Free raccontano Claire Fontaine definendo e restituendo al pubblico un’immagine completa della sua produzione artistica, mostrando l’impegno politico e sociale del collettivo che trasforma in arte le problematiche che accomunano la società di oggi, quali guerra, consumismo, alienazione e dipendenza dal digitale. 

Fino al 14 giugno; Kunst Museum Winterthur | Reinhart am Stadtgarten, Museumstrasse 52, Winterthur; 

info: kmw.ch

Articoli correlati