Nel 2026 il riconoscimento della Gold Medal for Architecture è andato a Toshiko Mori, architetta e fondatrice dell’omonimo studio, oltre che docente alla Harvard Graduate School of Design. Il premio, assegnato dall’American Academy of Arts and Letters, segna una svolta netta: per la prima volta, questa onorificenza viene conferita a una donna, riconosciuta per la sua pratica che intreccia modulazione minimalista e uso innovativo dei materiali.
Architetta giapponese naturalizzata statunitense, Mori ha avviato il proprio studio a New York nel 1981, costruendo negli anni una carriera che si è progressivamente definita attorno a un’idea di architettura profondamente concreta, ancorata alla materia e ai processi costruttivi, ma sempre attenta alle condizioni ambientali e alle specificità dei contesti in cui interviene. Tra le opere più riconoscibili spicca il Thread Artists’ Residences & Cultural Center in Senegal, un intervento diventato riferimento per il modo in cui l’architettura può dialogare con comunità e risorse limitate. Accanto a questo, il Center for Maine Contemporary Art e il negozio per Issey Miyake realizzato a New York nel 1989, delineano ulteriormente la varietà e la coerenza della sua pratica.

L’Accademia, istituita nel 1898, è considerata una delle realtà culturali più influenti negli Stati Uniti e ogni anno assegna una sola medaglia d’oro, assegnata a rotazione tra le diverse discipline artistiche. Un meccanismo rigorosamente selettivo, che rende ogni premiazione una vera e propria consacrazione dell’intero percorso di chi la riceve. “Questo premio per me ha un significato profondo perché la mia candidatura è stata proposta e votata dai membri dell’American Academy of Arts and Letters, che riunisce scrittori, musicisti, artisti e architetti di altissimo livello e di straordinari risultati – ha dichiarato Mori durante la premiazione – Li ammiro profondamente uno a uno, e sono davvero colma di gratitudine e onorata per questo riconoscimento.”

La vittoria dell’architetta non si limita a colmare una storia segnata dall’assenza femminile, ma riporta lo sguardo su un’idea di architettura profondamente umana, sensibile alla dimensione ambientale, sociale e culturale del contesto in cui opera. È una prospettiva che supera la forma e si allarga alle conseguenze, alle relazioni che ogni progetto innesca e alle tracce che lascia nel tempo.



